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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Mafia Favara

"Minacce con metodo mafioso a giornalista", l'Ordine si costituisce parte civile

Maurizio Di Stefano, ritenuto dagli inquirenti l'autore dell'omicidio dell'imprenditore Carmelo Bellavia, è accusato di avere mentito agli inquirenti per coprire i killer che gli avevano sparato, di riciclaggio di un'auto e di avere intimorito in due circostanze un cronista che seguiva le vicende legate alla faida sull'asse Favara-Belgio

"Io sono libero in Belgio e se continui a scrivere articoli ti vengo a cercare". Maurizio Di Stefano, 48 anni, di Favara, l'uomo che - secondo un'ipotesi investigativa rimasta tale - avrebbe ucciso nel 2015 l'imprenditore Carmelo Bellavia dando origine a una carneficina con cinque omicidi una decina di agguati falliti, finisce a processo per l'accusa di avere minacciato un cronista.

Il processo, davanti ai giudici della seconda sezione penale, presieduta da Alfonso Malato, è appena iniziato e il professionista si è costituito parte civile insieme all'Ordine dei giornalisti di Sicilia, entrambi rappresentati dall'avvocato Giuseppe Scozzari.

Di Stefano è imputato di minaccia con metodo mafioso: fra il 2017 e il 2018 avrebbe contattato il cronista telefonandogli su whatsapp e provato a intimorirlo dicendogli che lo sarebbe andato a cercare e doveva smettere di occuparsi delle sue vicende giudiziarie precisando che non aveva paura che registrasse la telefonata o avvisasse le forze dell'ordine. Le altre ipotesi di reato a suo carico sono di ricettazione e favoreggiamento aggravati. 

La prima ipotesi si riferisce al ritrovamento di un'auto risultata rubata la notte fra il 23 e il 24 maggio del 2017 nel garage di Favara dove aveva appena subito un attentato insieme a Carmelo Nicotra: un commando gli sparò alcuni colpi di kalashnikov alle spalle e riuscì a salvarsi esattamente come un anno prima in Belgio.

L'ipotesi di favoreggiamento scaturisce dal fatto che avrebbe mentito agli inquirenti per coprire i suoi stessi attentatori. Il pm Claudio Camilleri ha chiesto ai giudici di accorpare il processo a quello, in corso davanti alla Corte di assise a carico di Carmelo Vardaro, accusato proprio del primo tentato omicidio ai danni di Di Stefano, avvenuto il 14 settembre del 2016. La posizione di Di Stefano, libero e presente in aula, era stata separata per un problema nelle notifiche.

Il suo difensore, l'avvocato Salvatore Cusumano, si è opposto sottolineando che "quel procedimento è in una fase avanzata del dibattimento". I giudici hanno deciso di non unificare i fascicoli e aggiornato l'udienza al 5 maggio.

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