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Operazione Mosaico / Favara

Il pentito Quaranta irrompe al processo sulla faida italo-belga: "Ecco chi ha ucciso Jakelick e Ciffa"

L'ex capomafia favarese ha deposto in trasferta nell'aula bunker del carcere di Rebibbia e rivelato i retroscena della sanguinosa guerra fra clan che ha provocato una quindicina di agguati

"Gli esecutori materiali dell'omicidio di Carmelo Ciffa sono Antonio e Calogero Bellavia, sono andati ad ammazzarlo con uno scooter e poi sono fuggiti": il pentito Giuseppe Quaranta, che aveva già anticipato la sua deposizione in collegamento da un sito riservato, ha deposto per quasi 10 ore, nell'aula bunker del carcere di Rebibbia, a Roma, dove il processo scaturito dall'operazione "Mosaico" si è spostato per ragioni di sicurezza.

Il pubblico ministero Alessia Sinatra aveva chiesto alla Corte di assise presieduta da Alfonso Malato di interrompere la sua audizione e continuarla di presenza per consentire di mostrargli alcuni album fotografici. 

Il processo è quello scaturito dall'inchiesta che ha sgominato una guerra fra due clan, dediti a traffici di armi e droga, sfociata in cinque omicidi e almeno una dozzina di tentati omicidi fra Favara e il Belgio. 

Le origini: "Ero il boss di Favara, ecco perchè ho cambiato vita"

"Ero il boss di Favara - era stato il debutto all'udienza precedente - e rappresentavo la famiglia Fragapane davanti alla commissione palermitana. Poi sono stato posato perchè Francesco Fragapane si lamentava che non arrivavano i soldi della droga, mi sono fatto da parte perchè era molto pericoloso insistere. Avrei potuto essere ucciso". 

Le origini della faida dall'agguato a Bellavia alle prime reazioni

"Conosco Maurizio Distefano - ha aggiunto -, aveva il suo gruppo operativo sul territorio. Non avevamo rapporti quotidiani ma lo conosco bene".

Il pentito, inoltre, ricostruisce la figura di Carmelo Bellavia, ucciso il 25 gennaio del 2015 dopo una condanna (non ancora definitiva) per favoreggiamento del capomafia Gerlandino Messina. "Aveva gestito la sua latitanza" - ha confermato Quaranta. Sarebbe stato proprio questo l'episodio che ha provocato la sanguinosa guerra fra clan in cerca di vendetta. Secondo un'ipotesi investigativa rimasta tale l'omicidio sarebbe stato organizzato da Maurizio Distefano, al quale Bellavia non aveva saldato un grosso debito di droga, e realizzato insieme a Carmelo Ciffa, un uomo a lui vicino.

Il 14 settembre del 2016 sarebbe scattata la vendetta. Distefano, detto "Furia", fa la spola fra Favara e il Belgio ed è a Saint Julien, a Liegi, che il commando parte dall'Italia per ucciderlo. Ad aprire la porta ai killer, però, è un suo amico: Mario Jakelich, che si prende un colpo di pistola in testa. Furia, secondo la ricostruzione dell'episodio riuscirà a fuggire buttandosi dalla finestra dopo essere rimasto ferito con cinque colpi di arma da fuoco. "Sono stati Calogero Bellavia (padre di Carmelo) e lo zio Antonio - ha ricostruito Quaranta - a sparargli ed erano rammaricati per non essere riusciti a consumare la vendetta".

In questo filone processuale c’è un solo imputato. Si tratta di Carmelo Vardaro, 46 anni, accusato dell’omicidio dell’empedoclino Mario Jakelich e degli agguati falliti ai danni di Carmelo Nicotra e dello stesso Maurizio Distefano che sopravviverà ad un altro tentativo di farlo fuori. Il pentito, rispondendo anche dal difensore dell'imputato, l'avvocato Salvatore Virgone e ai difensori di parte civile Salvatore Cusumano e Teresa Alba Raguccia, ha ricostruito le successive tappe della faida. Sulla partecipazione di Vardaro ai preparativi dell'agguato non ha aggiunto nulla.

Il killer di Bellavia ucciso davanti a un supermercato in pieno giorno

Il 26 ottobre dello stesso anno Carmelo Ciffa, lavoratore socialmente utile del Comune, ritenuto uno dei bracci destri di Distefano, mentre potava una pianta davanti a un supermercato in corso Vittorio Veneto, a Favara, in pieno giorno, viene ucciso senza che nessuno abbia visto nulla. "Sono stati Calogero e suo zio - ha confermato Quaranta - a bordo di uno scooter col volto coperto da un casco integrale". I Bellavia, in ogni caso, sono stati assolti definitivamente da questa accusa.

Secondo agguato a Distefano: "A qualcuno c'ammoddraru i manu"

L'obiettivo del clan Bellavia sarebbe stato sempre lo stesso: uccidere Distefano e i suoi uomini. Il 23 maggio del 2017, a Favara, nel magazzino del favarese Carmelo Nicotra scatta un nuovo agguato: anche in questo caso la vittima designata era Distefano che si salvò e restò solo ferito come Nicotra finito poi a processo, fra le altre cose, per avere mentito sull'identità dei suoi killer.

I due Bellavia, Vardaro e i fratelli Calogero ed Emanuele Ferraro (quest'ultimo a sua volta ucciso l'8 marzo del 2018, in pieno giorno, a Favara) avrebbero cercato di vendicare l'omicidio di Carmelo Bellavia ma anche questa volta qualcosa non ha funzionato. "A qualcuno - ha rivelato Quaranta in aula - c'ammoddraru i manu". Il pentito, in particolare, ha spiegato che durante l'agguato a uno dei componenti è caduto il Kalašnikov a terra.

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