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Martedì, 25 Giugno 2024
La requisitoria / Favara

"Vendicò uccisione di imprenditore vicino al boss con un doppio tentato omicidio": chiesti 30 anni per un 47enne

Per Carmelo Vardaro è stata invece proposta l'assoluzione per il delitto di Mario Jakelich, ucciso in Belgio perchè si trovava insieme a Maurizio Di Stefano, vittima di un secondo agguato per il quale, invece, la Dda lo ritiene colpevole

L'assoluzione per un omicidio e un tentato omicidio avvenuti in Belgio e la condanna a 30 anni per un doppio agguato che aveva l'obiettivo di uccidere i due rivali che, invece, restarono solo feriti. 

La richiesta di pena del pubblico ministero della Dda di Palermo, Alessia Sinatra, che all'udienza precedente aveva iniziato la sua discussione, è stata quantificata questa mattina.

Il processo è quello a carico di Carmelo Vardaro, 47 anni, di Favara, unico imputato dell'inchiesta "Mosaico" che non ha scelto il rito abbreviato e, quindi, è stato rinviato a giudizio.

"Vendicò omicidio di un imprenditore": 45enne davanti ai giudici

Vardaro, nell'ambito dell'indagine sulla faida che fra Favara e il Belgio ha provocato una carneficina con almeno 5 omicidi e una decina di tentati omicidi, è accusato di un omicidio, di due tentati omicidi, di due estorsioni con metodo mafioso e di una serie di episodi satellite.

Il favarese, in particolare, secondo quanto ipotizza il magistrato della procura che tuttavia ha chiesto l'assoluzione, avrebbe cercato di vendicare l'omicidio dell'imprenditore Carmelo Bellavia, condannato per favoreggiamento al boss Gerlandino Messina, uccidendo uno dei killer, ovvero Maurizio Di Stefano: il 14 settembre del 2016, però, in Belgio, nell'abitazione della vittima designata avevano trovato un suo amico - Mario Jakelich - che era stato freddato con un colpo di pistola in fronte. 

Di Stefano, inoltre, era stato colpito da alcuni proiettili ma si era salvato. Per questi fatti, tuttavia, nonostante il giudizio positivo sull'attendibilità del pentito Giuseppe Quaranta, che ricostruisce la vicenda, il magistrato della procura ha chiesto l'assoluzione alla luce della sentenza definitiva degli imputati, accusati di aver fatto parte dello stesso commando, nell'altro troncone del processo.

Il pm: "Prove su traffico di droga e omicidi"

Il 23 maggio del 2017 Di Stefano è sopravvissuto a un nuovo agguato nel garage del favarese Carmelo Nicotra che ha avuto la peggio ed è stato ferito in maniera più grave da alcuni colpi di kalashnikov ai glutei. "Non vi è, invece, alcun dubbio - ha sottolineato il pm - della partecipazione di Vardaro all'agguato". Il magistrato fa riferimento al dna trovato sulle cicche di sigaretta buttate dai killer durante un summit, in strada, a Favara, prima dell'agguato e alle immagini di videosorveglianza che lo avrebbero immortalato.

Vardaro, secondo l'ipotesi originaria, avrebbe commesso i due agguati insieme a Calogero e Antonio Bellavia. I fratelli Calogero ed Emanuele Ferraro (quest'ultimo, a sua volta, è stato poi ucciso) avrebbero partecipato al solo agguato ai danni di Nicotra e Di Stefano.

Il favarese, inoltre, è accusato di una serie di reati legati a droga e armi, connessi all'indagine, per cui il pm ha chiesto in alcuni casi la condanna e, in altri, l'assoluzione.

Dopo la conclusione della requisitoria la Corte di assise presieduta da Alfonso Malato ha aggiornato l'udienza al 12 luglio per dare la parola ai difensori di parte civile (gli avvocati Salvatore Cusumano, Teresa Alba Raguccia, Graziella Vella, Giuseppe Bongiorno e Tonino Bunone) per le arringhe conclusive. A seguire ci sarà l'intervento del legale dell'imputato Salvatore Virgone.

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