Venerdì, 12 Luglio 2024
Carabinieri / Licata

"Si fece eleggere consigliere comunale con i voti del boss": condannato, arrestato e portato in carcere

La Corte d'appello di Palermo, lo scorso anno, aveva condannato Giuseppe Scozzari a 4 anni, 11 mesi e 26 giorni di reclusione. La sentenza, negli ultimi giorni, è diventata definitiva

Deve scontare la pena definitiva. La Corte d'appello di Palermo, lo scorso anno, lo ha condannato a 4 anni, 11 mesi e 26 giorni di reclusione. Sentenza che è adesso passata in giudicato. Ed è in esecuzione di un ordine di carcerazione, emesso dall'ufficio Esecuzioni penali della Procura di Palermo, che i carabinieri hanno arrestato, e trasferito alla casa circondariale "Pasquale Di Lorenzo" di Agrigento, Giuseppe Scozzari, 52 anni, di Licata. L'uomo, che era sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, è stato riconosciuto colpevole di scambio elettorale politico-mafioso in concorso. 

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Scozzari fu consigliere comunale di Licata fino al 13 luglio del 2019 quando, all'indomani dell'arresto nell'ambito dell'operazione antimafia "Assedio", si dimise. I reati che gli furono contestati sarebbero stati commessi a Licata dal 30 maggio al 10 giugno del 2018. 

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Secondo l'accusa, all'epoca, vi fu "uno scambio di favori che gli ha consentito, nel giugno del 2018 appunto, di essere eletto, nelle file di una lista civica, grazie al sostegno elettorale del boss che gli fece da sponsor". La difesa dell'imputato, con l'avvocato Giovanni Di Benedetto, aveva replicato al pm Claudio Camilleri sostenendo che non c'era stato "nessuno scambio di favori con il boss Angelo Occhipinti, solo rapporti dettati dalla conoscenza in ambito familiare dato che è stato compagno della madre del cognato per tanti anni".

Scozzari, secondo il pm però, avrebbe, "nell'esercizio delle, sue funzioni di responsabile del servizio tecnico del presidio ospedaliero di Licata, ed essendo influente funzionario dell'Asp di Agrigento, garantito corsie preferenziali per l'accesso ai servizi dell'Asp a soggetti indicati dal capomafia Angelo Occhipinti". Nell'esercizio delle funzioni di consigliere comunale di Licata, invece, avrebbe "messo a disposizione il proprio peso politico all'interno del Comune al fine di fare ottenere al capomafia Occhipinti ed a Raimondo Semprevivo (suo cognato) la regolarizzazione amministrativa di un'area sottoposta a sequestro penale”.

La sentenza della Corte d'appello di Palermo, emessa il 27 giugno dello scorso anno, è diventata definitiva giovedì primo giugno. Nei giorni successivi, ricevuto l'ordine di carcerazione, i carabinieri hanno appunto arrestato il cinquantaduenne e lo hanno trasferito al carcere di Agrigento. 

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