Mafia

Estorsioni spendendo il nome del boss, resta il nodo delle intercettazioni

Le conversazioni agli atti del processo sono state disposte nell'ambito dell'inchiesta "Nuova Cupola" e, in base a una recente sentenza della Cassazione, non possono essere più utilizzate

foto archivio

Le intercettazioni agli atti del fascicolo provengono da un'altra inchiesta, ovvero quella che ha portato - nel 2012 - all'operazione antimafia "Nuova Cupola": di conseguenza, in base a una recente sentenza della Cassazione, potrebbero non essere utilizzabili.

Resta, quindi, congelato, nell'attesa di chiarire questo punto, il processo a carico di sei persone, accusate di un giro di estorsioni. L'udienza, davanti ai giudici della prima sezione penale, presieduta da Alfonso Malato, è stata rinviata al 15 luglio.

Sotto accusa Antonino Mangione, 40 anni, di Raffadali, Roberto Lampasona, 44 anni, di Santa Elisabetta; Domenico Mangione, 64 anni, di Raffadali; Concetto Giuseppe Errigo, 57 anni, di Comiso, Girolamo Campione, 43 anni, di Burgio, e Maurizio Marretta, 43 anni, di Santo Stefano.

Lampasona e Mangione, secondo l’accusa, avrebbero speso il nome del vecchio capomafia ergastolano Salvatore Fragapane per intimidire un meccanico di San Biagio Platani e farsi consegnare assegni in bianco che poi fruttarono circa 60 mila euro. I due imputati, vecchie conoscenze degli inquirenti per vari reati e di recente coinvolti nell'inchiesta per l'omicidio del pensionato di Raffadali Pasquale Mangione, avrebbero commesso un’altra estorsione, nel maggio del 2010, un mese dopo la prima, nei confronti di un conoscente dal quale si sarebbero fatti consegnare assegni per 17 mila euro. 

Mangione e Lampasona, in particolare, sono accusati di due episodi di racket. Il primo ai danni del meccanico che avrebbero intimidito partendo dal presupposto che, a loro dire, lo avevano aiutato a riscuotere un premio bancario. 

“Ci siamo informati di chi sei figlio, sappiamo tutto di te e della tua famiglia. Fai quello che ti diciamo perché è stato Salvatore Fragapane a farci il tuo nome”. In questo modo il meccanico (costituito parte civile con l'assistenza dell'avvocato Giuseppe Barba) si sarebbe convinto a consegnare degli assegni in bianco firmati che poi sono stati posti all’incasso.

Nella seconda circostanza avrebbe agito il solo Mangione, facendo leva sulla conoscenza con Lampasona, forte del suo presunto spessore criminale.

Gli altri imputati - nel collegio di difesa, fra gli altri, gli avvocati Antonino Gaziano e Salvatore Mortillaro - sono accusati di ricettazione perché avrebbero utilizzato gli assegni provento delle estorsioni. 

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