Mafia

Racket mafioso a costruttore, i giudici depositano le motivazioni: via all'appello

L'imprenditore Antonino Gagliano, lo scorso 19 dicembre, è stato condannato a 9 anni e 6 mesi di reclusione

Antonino Gagliano

In questo caso la minaccia è stata larvata e implicita ma ha ingenerato in chi l’ha subita un timore consistente nella previsione di gravi pregiudizi”: il presidente della prima sezione penale Alfonso Malato, nei giorni scorsi, ha depositato le motivazioni della sentenza del processo concluso, il 19 dicembre, con la condanna a 9 anni e 6 mesi di reclusione per l'accusa di estorsione con metodo mafioso, dell’imprenditore Antonino Gagliano, 51 anni, di Siculiana, accusato di estorsione con metodo mafioso ai danni di un collega al quale, sostiene l’accusa, avrebbe imposto il racket.

Il pizzo, in entrambi i casi contestati, sarebbe stato imposto con lo stratagemma della fattura gonfiata che sarebbe servita a dare una giustificazione formale al pagamento.

La prima ipotesi di estorsione riguardava la realizzazione di alcuni alloggi a Porto Empedocle. Gagliano aveva raggiunto un accordo col collega Carmelo Colletto al quale avrebbe fornito il calcestruzzo prodotto dalla sua impresa per delle opere di sbancamento.

La seconda, poco dopo, nel maggio del 2012, nell'ambito di alcuni lavori di realizzazione di alcuni fabbricati a Siculiana. La testimonianza di Colletto è stata ritenuta attendibile. I difensori, gli avvocati Calogero Meli e Giovanni Rizzuti potranno ora impugnare il verdetto in Corte di appello.

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