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Roberto Lampasona e Antonino Mangione

Roberto Lampasona e Antonino Mangione

Estorsioni spendendo il nome del boss, vittima in aula: "Così mi hanno rubato gli assegni"

Lo zio di uno degli imputati rivela in aula: "Mi è scomparso un carnet, ho presentato denuncia ma non so chi sia stato"

"Avevo lasciato un carnet di assegni sul comodino ed è scomparso, ho presentato una denuncia. I carabinieri, in seguito, mi hanno detto che ad utilizzarli era stato il marito di mia nipote". Alessandro Vella racconta così, in aula, la sparizione dei titoli di credito che poi sarebbero stati usati, probabilmente, per compiere delle truffe.

Il processo è quello che ipotizza, a carico di sei persone, un ruolo in un giro di estorsioni, che sarebbero state compiute spendendo il nome del boss. Contestata anche la ricettazione. Si tratta di Antonino Mangione, 40 anni, di Raffadali; Roberto Lampasona, 43 anni, di Santa Elisabetta; Domenico Mangione, 64 anni, di Raffadali; Concetto Giuseppe Errigo, 58 anni, di Comiso, Girolamo Campione, 43 anni, di Burgio, e Maurizio Marretta, 43 anni, di Santo Stefano. Mangione e Lampasona sono accusati di due episodi di estorsione di cui uno ai danni di un meccanico che avrebbero intimidito partendo dal presupposto che, a loro dire, lo avevano aiutato a riscuotere un premio bancario.

Per essere ancora più convincenti avrebbero “speso” il nome del boss Salvatore Fragapane dicendo che era stato lui a mandarli. In questo modo il meccanico, che si è costituito parte civile con l’assistenza dell’avvocato Giuseppe Barba, si sarebbe convinto a consegnare degli assegni in bianco firmati che poi sono stati posti all’incasso per un importo di 60 mila euro. Gli altri imputati avrebbero utilizzato gli assegni. Ieri Vella, rispondendo al pm e ai difensori (fra gli altri, gli avvocati Antonino Gaziano e Salvatore Mortillaro), ha spiegato che, in sostanza, non sa chi può avergli rubato gli assegni ma "Antonino Mangione, marito di mia nipote, aveva libero accesso alla casa perchè nella palazzina abitavamo solo familiari e si lasciava la porta aperta".

Antonino Mangione e Lampasona, nei giorni scorsi, sono finiti in carcere con l'accusa di avere progettato e realizzato l'omicidio del pensionato di Raffadali, Pasquale Mangione. Lampasona è stato tirato in ballo dall'amico, che a sua volta, si è autoaccusato decidendo, nel 2018, di collaborare con gli inquirenti dopo avere litigato col boss Antonio Massimino.

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