"Chiesero 20 mila euro per la messa a posto", cinque presunti boss dal gup

Si tratta di una "costola" della maxi inchiesta "Montagna" che lo scorso 22 gennaio ha fatto scattare 55 arresti. Gli indagati rischiano un rinvio a giudizio per l'accusa di tentata estorsione con metodo mafioso

Un'aula di tribunale

"Dobbiamo riferirti un'ambasciata da alcune persone della provincia di Agrigento, per quel lavoro devi darci 20 mila euro". La vittima, però, li denuncia. Cinque presunti boss o affiliati mafiosi rischiano ora un rinvio a giudizio per l'accusa di tentata estorsione con metodo mafioso.

Si tratta di una "costola" dell'inchiesta "Montagna", che il 22 gennaio scorso ha fatto scattare 55 arresti. Uno dei capi di accusa è stato stralciato e si incardinerà, per questioni tecniche legate alla competenza territoriale, al tribunale di Catania. L'udienza preliminare, dopo la richiesta di rinvio a giudizio del pm Valentina Sincero, è in programma il 21 settembre davanti al gup Giancarlo Cascino.

L'operazione "Montagna 2" approda al riesame

Gli imputati sono Carmelo Battaglia, 42 anni, di Comiso; Concetto Errigo, 59 anni, di Comiso; Giuseppe Blando, 54 anni, di Favara; Pasquale Fanara, 59 anni, di Favara e il collaboratore di giustizia (pentitosi proprio dopo l'operazione "Montagna") Giuseppe Quaranta, 50 anni, di Favara.

Agli imputati, difesi dagli avvocati Angela Porcello, Maria Alba Nicotra, Domenico Russello, Giuseppe Oddo, Gloria Lupo, Angela Porcello e Biagio Catalano, viene contestato di avere organizzato un tentativo di imposizione del racket ai danni di un imprenditore di Vittoria, che gestisce un'impresa a Prizzi, al quale sarebbero stati chiesti 20 mila euro a titolo di "messa a posto" per un lavoro consistente nel rifacimento della pavimentazione di alcune strade comunali di Lampedusa. 

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Errigo a Battaglia, nel 2014, gli avrebbero fatto la richiesta esplicita: "Dobbiamo riferirti un'ambasciata da alcune persone della provincia di Agrigento, per quel lavoro devi darci 20 mila euro". I tre favaresi, invece, avrebbero acquisito le informazioni e organizzato le modalità di intervento. La vittima non ha pagato e si è rivolto alle forze dell'ordine.

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