Domenica, 14 Luglio 2024
Il retroscena / Canicattì

"Il magazzino non si deve affittare": fra gli arrestati per estorsione aggravata anche uno stiddraro

Si tratta di Antonio Maira che ha subito diverse condanne tra cui quella più pesante inflittagli, con la pubblica accusa sostenuta dall’allora giovane magistrato Rosario Livatino. A dire dei vari collaboratori di giustizia, il giudice Livatino fu ucciso proprio  perché aveva inflitto forti condanne ad affiliati della Stidda

Fra i destinatari delle ordinanze di custodia cautelare in carcere, siglate dal gip del tribunale di Palermo su richiesta della Dda, anche il 74enne Antonio Maira di Canicattì, già condannato in via definitiva - ha ricordato la questura di Agrigento - per l'appartenenza alla Stiddra. 

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Maira - è stato ricordato dalla questura - "era stato coinvolto nelle dinamiche della guerra con Cosa Nostra, tra la fine degli anni Ottanta e i primi degli anni Novanta. Diversi collaboratori di giustizia lo hanno indicato come inserito nel gruppo stiddraro di Canicattì e pertanto era finito nel mirino di Cosa Nostra che voleva ammazzarlo. Sorte che era toccata al figlio, ucciso - ricostruisce ancora la questura di Agrigento - dal clan rivale nel corso della guerra di mafia".

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Nel maggio del 2021, la divisione polizia Anticrimine della questura di Agrigento eseguì, a carico dei fratelli Antonio e Giuseppe Maira, una misura di prevenzione patrimoniale che portò al sequestro di immobili e depositi bancari per circa 400 mila euro. 

"Antonio Maira - secondo quanto venne, nel maggio del 2021 appunto, ricostruito dalla Questura - è stato 'militante' già negli anni Ottanta della Stiddra, subì diverse condanne tra cui quella più pesante inflittagli, con la pubblica accusa sostenuta dall’allora giovane magistrato Rosario Livatino. A dire dei vari collaboratori di giustizia, il giudice Livatino fu ucciso proprio  perché aveva inflitto forti condanne ad affiliati della Stidda, tra cui appunto figurava Antonio Maira. Per traffico di droga in contesto associativo e armi, - proseguì la ricostruzione ufficiale della questura - fu condannato, dal tribunale di Agrigento, nel 1986 alla pena della reclusione di 22 anni e 6 mesi, poi ridotta in appello ad 17 anni e 6 mesi di reclusione. Fu quello che prese - concludeva la nota stampa del maggio 2021 della Questura - la condanna più elevata, che scontò fino all’anno 2004".

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