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La conferenza stampa alla Guardia di finanza

La conferenza stampa alla Guardia di finanza

Duro colpo a Cosa nostra, la Gdf sequestra beni per 75 milioni di euro

Il provvedimento è stato disposto dal Tribunale di Agrigento, su richiesta della Dda di Palermo, che ha ordinato il sequestro di beni mobili ed immobili e di aziende nei confronti di tre appartenenti alla famiglia di Canicattì

 

Duro colpo della Guardia di finanza di Agrigento a Cosa nostra. Le fiamme gialle comandante dal colonnello Pasquale Porzio hanno sequestrato beni riconducibili alla famiglia mafiosa di Canicattì, per un valore di circa 75 milioni di euro. Il provvedimento è stato disposto dal Tribunale di Agrigento, su richiesta della Dda di Palermo, che ha ordinato il sequestro di beni mobili ed immobili e di aziende nei confronti di tre appartenenti alla famiglia di Canicattì: si tratta dei canicattinesi Angelo Di Bella, 57 anni, Vincenzo Leone, 41 anni, e Luigi Messana, 54 anni.
 
 
Nel corso dell'indagine, però, le persone sottoposte ad accertamenti patrimoniali sono state 33; oltre ai tre indiziati, presunti appartenenti a Cosa nostra, sono compresi soggetti ad essi collegati, tra familiari, sodali, soci e prestanome.
 
La laboriosa e penetrante azione investigativa del Nucleo di polizia tributaria di Agrigento ha fatto venire alla luce un sistema complesso in cui i legami familiari, i rapporti affaristici di tipo imprenditoriale ed i vincoli di tipo criminale si sovrapponevano e si incrociavano ripetutamente tra loro. I legami esistenti tra i soggetti all’interno di Cosa nostra, infatti, si riproducevano a livello parentale, trovando talvolta corrispondenza in legami di tipo familiare, e si riproducevano nei rapporti d’affari all’interno delle imprese mafiose
Pasquale Porzio
 
Le proprietà immobiliari sono, così, risultate estremamente frazionate tra i vari soggetti appartenenti a Cosa nostra, sottoposti ad accertamenti patrimoniali; questo 
modello è risultato ripetuto anche nella distribuzione delle quote azionarie delle imprese mafiose sottoposte a sequestro.
 
La “polverizzazione” dei patrimoni mobiliari ed immobiliari, realizzata con ripetuti intrecci tra i vari soggetti, ha reso particolarmente difficile l’individuazione del patrimonio di cui ogni singolo soggetto disponeva, ma ha anche contribuito a creare un sistema criminale monolitico la cui solidità era accresciuta proprio dai vincoli familistici intrecciati con i legami di natura affaristico-imprenditoriale.
 
Gli approfonditi accertamenti hanno portato ad individuare un ingente patrimonio costituito da terreni di vaste estensioni, immobili residenziali di pregio, immobili industriali, società commerciali, imprese agricole, imprese di costruzione, mezzi agricoli ed industriali, autovetture anche di lusso, conti correnti e titoli mobiliari. Complessivamente, sono stati tolti alla disponibilità dell’organizzazione beni per un controvalore stimato circa 75 milioni di euro.
 
Una vera fortuna proveniente dalle attività illecite di Cosa nostra, in possesso di soggetti già condannati per associazione mafiosa. Patrimoni che il Tribunale ha ordinato di sequestrare, affidandoli alle mani degli amministratori giudiziari che, d’ora in poi, ne cureranno la gestione per conto dello Stato
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