"Traffico di droga in mano alla mafia", chiesti 20 anni e 6 mesi per Fragapane

La pena, peraltro, è ridotta di un terzo per effetto del giudizio abbreviato. Il presunto capo del mandamento, secondo il pm, sarebbe stato a capo di un'organizzazione dedita allo spaccio

Francesco Fragapane

La mafia era ripartita da dove tutto era cominciato: lo spaccio di droga. Il capo del nuovo mandamento della montagna Francesco Fragapane, trentottenne figlio dell’ex numero uno di Cosa nostra provinciale Salvatore, sarebbe stato il promotore di un’organizzazione che gestiva un traffico di cocaina a cavallo fra più province siciliane. Ne è convinto il pubblico ministero della Dda di Catania, Valentina Sincero, che ne ha chiesto la condanna a 20 anni e 6 mesi di reclusione. La pena, peraltro, è ridotta di un terzo per effetto del giudizio abbreviato.

Gli imputati agrigentini dell’inchiesta “Proelio”, che ha fatto luce su un presunto traffico di droga e abigeato sotto l’egida di Cosa Nostra delle province di Agrigento e Ragusa, hanno scelto tutti di essere giudicati con il rito alternativo. Non c’è stato, quindi, un vero e proprio dibattimento ma si deciderà “allo stato degli atti”, sulla base delle prove emerse nella fase delle indagini. Alle quali si sono aggiunte le dichiarazioni del pentito-imputato Giuseppe Quaranta che, dopo il nuovo arresto, nell’ambito dell’inchiesta antimafia “Montagna”, ha deciso di collaborare con la giustizia.

Quaranta gli imputati, fra i quali alcuni agrigentini. Nella lista, oltre allo stesso pentito favarese, ci sono lo stesso Fragapane, Roberto Lampasona, 41 anni, di Santa Elisabetta; Antonino Mangione, 38 anni, di Raffadali e Girolamo Campione, 40 anni, residente a Burgio. Gli imputati agrigentini sono difesi, fra gli altri, dagli avvocati Giuseppe Barba, Antonino Gaziano e Francesco Carrubba. Ieri il pm ha esaminato la sola posizione di Fragapane e quella di altri imputati catanesi. Le richieste di pena per Mangione, Lampasona e Campione saranno formulate il 17 dicembre. 

 

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