Sabato, 20 Luglio 2024
Relazione della Dia

Droga, lavori pubblici e pizzo: Cosa Nostra e Stiddra vanno a braccetto per spartirsi le attività criminali

Nel primo semestre del 2023 è emersa la capacità di rimodularsi, dopo gli arresti, per garantire continuità ai traffici illeciti, ma anche la presenza di sodalizi stranieri “tollerati”. Contrasti potrebbero derivare dal ritorno in libertà di anziani e carismatici uomini d’onore pronti a ripristinare il loro vecchio potere

Cosa Nostra, strutturata in mandamenti e famiglie, è ancora priva di una struttura di vertice. È stata costretta a rimodulare i propri schemi decisionali, aderendo a un processo orientato verso la ricerca di una maggiore interazione tra le varie articolazioni provinciali. Nell'Agrigento si continua a registrare una “zona” permeabile anche all’influenza della Stidda, che è riuscita con gli anni a elevare la propria statura criminale, fino a stabilire con le famiglie di Cosa Nostra patti di reciproca convenienza. E’ stata pubblicata - e si compone di un chiaro quadro sulla situazione dell'Agrigentino - la relazione sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione investigativa antimafia nel primo semestre del 2023. Relazione, comprensiva dell'analisi sui fenomeni di criminalità organizzata di stampo mafioso, che è stata presenta dal ministro dell’Interno. 

Spartizione delle attività criminali

Nell'Agrigentino si conferma la coesistenza di Cosa Nostra e della Stidda, due realtà mafiose storicamente radicate, sempre pronte all’individuazione e spartizione delle attività criminali da perpetrare sul territorio. Il procuratore della Repubblica di Palermo afferma che “oggi registriamo la nuova presenza di esponenti della vecchia organizzazione criminale e di nuovi soggetti che si avvicinano al fenomeno 'stiddaro' per ricostruire un’organizzazione in qualche modo dialogante con Cosa Nostra". In tale contesto criminale, inoltre, risulterebbero attivi anche alcuni gruppi organizzati su base familiare, quali le famigghiedde e i paracchi che, operano autonomamente rispetto a Cosa Nostra e alle consorterie stiddare.

In generale - viene reso noto - l’analisi degli elementi info-investigativi estratti dal patrimonio informativo della Dia restituisce uno scenario della criminalità organizzata italiana che conferma come le organizzazioni mafiose, da tempo avviate a un processo di adattamento alla mutevolezza dei contesti socio-economici e alla vantaggiosa penetrazione dei settori imprenditoriali, abbiano implementato le capacità relazionali sostituendo l’uso della violenza, sempre più residuale ma mai ripudiato, con strategie di silenziosa infiltrazione e con azioni corruttive. Lo dimostrano, da un lato, le numerose indagini di contrasto condotte nell’ambito dell’accaparramento da parte dei sodalizi mafiosi di appalti e servizi pubblici e, dall’altro, gli omicidi commessi in contesti di mafia, soprattutto nel territorio campano e pugliese, e i sequestri di armi effettuati anche in questo semestre.

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La storica suddivisione di mandamenti

Cosa Nostra Agrigentina, basata sulla storica suddivisione mandamentale (risulterebbero 7 mandamenti: Agrigento, Burgio, Santa Margherita di Belìce, Santa Elisabetta, Cianciana, Canicattì e Palma di Montechiaro nel cui ambito opererebbero 42 famiglie) e ancorata alle tradizionali regole mafiose, continua comunque a rivestire un ruolo di supremazia sul territorio, in connessione con le omologhe articolazioni mafiose Catanesi, Nissene, Palermitane, Trapanesi e di oltreoceano. Oltre che da pregresse attività investigative, dagli esiti dell’operazione “Xydy” del 2021 e incentrata sul mandamento di Canicattì sono emersi “...continui e strettissimi…” contatti tra alcuni esponenti di quel mandamento con sodali di altre province siciliane, finalizzati alla organizzazione e alla gestione di lucrosi affari.

mandamenti provincia agrigento, relazione semestrale Dia 2023

L'emigrazione criminale

Nel tempo si sarebbe evidenziata una sorta di “emigrazione criminale” Agrigentina verso l’Europa (Paesi del Nord Europa, con particolare riguardo a Germania e Belgio) e verso il continente americano e canadese, con la tendenza di ricostruire in territorio straniero aggregati delinquenziali che mantengono legami con quelli locali - ha ricostruito la Dia - . Il 17 marzo 2023 a Montreal (Canada), è stato ferito un esponente di vertice del clan Rizzuto, i cui componenti risulterebbero originari della provincia di Agrigento, evento che potrebbe essere sintomatico di una faida tesa al controllo degli interessi economici in quello Stato. Nel periodo in esame si sono registrate diverse attività di polizia giudiziaria inerenti il traffico di stupefacenti ed eventi estorsivi. Al riguardo, nei comuni dell’Agrigentino (Palma di Montechiaro, Favara, Canicattì, Ravanusa e Licata), l’11 gennaio 2023 i carabinieri, nell’ambito dell’operazione “Condor”, hanno disarticolato un’associazione di tipo mafioso dedita alle estorsioni e al traffico di droga. L’indagine ha consentito di evidenziare lo stretto legame tra Cosa Nostra e Stidda.

Le attività, che hanno visto il coinvolgimento anche di soggetti gravitanti in territori di “competenza” del mandamento di Agrigento, hanno ricostruito il tentativo di Cosa Nostra di Palma di Montechiaro di espandere il proprio potere mafioso anche su altri territori nel settore agro-alimentare e di fronteggiare l’espansione di un gruppo criminale di matrice stiddara che, approfittando delle incessanti attività investigative che avevano portato alla condanna di numerosi appartenenti a Cosa Nostra, si era mosso fino a quel momento sottotraccia implementando i propri ranghi ed estendendo le proprie attività criminali. L’indagine, che ha tra l’altro disvelato la capacità dell’organizzazione di assumere il controllo del settore delle slot machines e degli apparecchi da gioco, ha evidenziato solidi rapporti tra il vertice della famiglia mafiosa di Palma di Montechiaro e la ‘Ndrina di Platì (Reggio Calabria), consentendo inoltre di documentare l’esistenza di una associazione dedita al traffico di stupefacenti operante nei territori di Palma di Montechiaro, Licata e Palermo e diretta da un soggetto appartenente alla Stidda.

"Messe a posto" distribuite fra le famiglie dei detenuti

E' emerso che parte degli importi scaturiti dalla cosiddetta “messa a posto” venivano distribuiti alle famiglie dei detenuti. L’operazione “Levante”, conclusa dai carabinieri il 15 febbraio 2023, ha interessato i comuni di Lampedusa e Linosa, Favara, Catania, Gioiosa Marea ed ha consentito di sottoporre a fermo di indiziato di delitto 11 soggetti, ritenuti responsabili di detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti. Il provvedimento scaturisce da una attività d’indagine avviata agli inizi del mese di luglio 2022 nel corso della quale venivano rinvenuti e sequestrati circa 25 chili di cocaina. I soggetti sono ritenuti responsabili di trasporto, detenzione e svariate cessioni di droga sia a Lampedusa che nelle piazze agrigentine e del catanese. Il 21 febbraio 2023, l’operazione “Hybris”, conclusa dalla polizia ha consentito di trarre in arresto 26 soggetti, ritenuti responsabili di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga.

Le attività investigative, che sono scaturite a seguito di due tentati omicidi nei confronti di altrettanti licatesi, hanno permesso di accertare l’esistenza e l’operatività di un’associazione criminale armata, con ramificazioni a Catania, Caltanissetta e Gela, costituita da numerosi soggetti aventi ruoli e compiti differenti, tutti funzionali a una sistematica, organizzata e continuata attività finalizzata all’importazione, al trasporto, alla cessione di cocaina. La base operativa del sodalizio era a Licata.

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Capacità di rimodularsi dopo gli arresti

La struttura organizzativa era in grado di garantire continuità alle attività criminali anche quando taluni dei suoi componenti venivano tratti in arresto nonché di rimodularsi in occasione di qualsivoglia difficoltà operativa - prosegue la ricostruzione della Dia - . Il 22 maggio 2023 la polizia di Agrigento ha tratto in arresto un “corriere”, residente a Realmonte, trovato in possesso di oltre 30 chili di cocaina. Le investigazioni del semestre hanno confermato l’interesse di Cosa Nostra agrigentina al settore degli appalti e dei pubblici servizi.

Pregresse attività di indagine hanno, documentato stabili legami con le cosche calabresi, soprattutto per l’approvvigionamento di sostanze stupefacenti. In particolare l’indagine “Kerkent”  ha disvelato le connessioni tra Cosa Nostra agrigentina ed elementi appartenenti alla ‘Ndrangheta, nel comune intento di stringere accordi per monopolizzare il mercato delle sostanze stupefacenti ed accrescere e rafforzare la struttura dell’organizzazione. 

Lavori pubblici fuori sede? Serve il permesso e si paga il "pizzo"

Le risultanze investigative citata indagine “Condor” hanno evidenziato la regola: gli imprenditori che intendono effettuare lavori pubblici “fuori sede”, chiederebbero,alle locali organizzazioni criminali, il permesso ad effettuarei lavori dietro il corrispettivo il “pizzo per la messa a posto”.

A livello generale, la Dia spiega che l'uso della tecnologia assume un ruolo determinante per l’attività illecita delle organizzazioni criminali che con sempre maggiore frequenza utilizzano i sistemi di comunicazione crittografata, le molteplici applicazioni di messaggistica istantanea e i social. Dagli esiti delle indagini concluse nel semestre emerge come la principale fonte di redditività dei cartelli criminali, al livello transnazionale, continui comunque a essere il traffico di sostanze stupefacenti, a volte gestito mediante nuovi modelli organizzativi capaci di sfruttare il web soprattutto nella fase dello smercio. Questo aspetto di “internazionalizzazione” si manifesta a tutti i livelli, anche nell’attività di cessione al minuto, in qualche caso demandata a manovalanza straniera per compiti meramente “esecutivi”.

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Contrasti in vista a causa del ritorno in libertà di anziani uomini d'onore 

Nell’ambito della criminalità mafiosa contrasti potrebbero derivare dal ritorno in libertà di anziani e carismatici uomini d’onore pronti a ripristinare il loro vecchio potere. Sul fronte della prevenzione amministrativa è stata sviluppata una considerevole sinergia istituzionale che ha permesso al prefetto di Agrigento di emettere nel primo semestre 2023 otto provvedimenti antimafia interdittivi nei confronti di altrettante imprese.

Ancora presenti i sodalizi stranieri

La Dia ha ricordato inoltre quanto già emerso nel corso del tempo: sul territorio della provincia agrigentina è stata riscontrata la presenza di sodalizi stranieri: maghrebini, egiziani e rumeni, soprattutto. Sodalizi “tollerati” dalla mafia in quanto dediti a illeciti non di diretto interesse mafioso quali il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, il riciclaggio di materiale ferroso, lo sfruttamento della prostituzione e lo spaccio al dettaglio di stupefacenti. 

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