Droga e abigeato, scatta il blitz antimafia "Proselio": fra gli arrestati anche 5 agrigentini

I carabinieri, coordinati dalla Dda di Catania, hanno eseguito 19 misure cautelari e 30 decreti di perquisizione. Fra gli indagati anche persone residenti a Burgio e a Favara

(foto ARCHIVIO)

Presunti legami fra Cosa Nostra di Vittoria e Comiso, nel Ragusano, con esponenti delle 'Ndrine calabresi e con esponenti della famiglia mafiosa Fragapane di Santa Elisabetta. Salvatore Fragapane è detenuto in quanto condannato all'ergastolo per la scomparsa e l'uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo. E' arrivata anche nell'Agrigentino l'inchiesta - denominata "Proelio" - della Dda di Catania. I carabinieri di Ragusa hanno eseguito 19 misure cautelari e 30 decreti di perquisizione. 

Secondo quanto emerge dall'inchiesta le cosche Ragusane si sarebbero dedicate al traffico di cocaina che veniva acquistata in Calabria per poi essere smerciata in tutta l'isola, provincia di Agrigento compresa. La cocaina arrivava in Sicilia trasportata da insospettabili corrieri: nuclei familiari, anche con bambini piccoli, per cercare di ingannare gli investigatori e superare eventuali controlli. Poi veniva venduta al minuto anche in due negozi di abbigliamento del Ragusano, il cui titolare è tra gli arrestati.

Gli agrigentini arrestati - ed il reparto operativo dei carabinieri di Agrigento, all'alba, ha messo in campo anche i propri uomini - sono: Francesco Fragapane, 37 anni, di Santa Elisabetta, figlio di Salvatore; Roberto Lampasona, 40 anni, di Santa Elisabetta; Antonino Mangione, 37 anni, di Raffadali; Giuseppe Quaranta, 49 anni, di Favara e Girolamo Campione, 40 anni, residente a Burgio. 

I ragusani arrestati sono stati, invece, undici e tre i calabresi. Complessivamente 38 gli indagati. E fra gli indagati a piede libero c'è anche un'altra persona residente a Burgio ed un'altra a Favara.

Le indagini hanno permesso di accertare che un’altra delle attività criminali a cui si era dedicata Cosa Nostra Vittoriese era l'abigeato, "compiendo una serie indeterminata di furti di capi di bestiame, in molti casi intere greggi di animali, ai danni di aziende di allevamento di varie province siciliane. Tali furti venivano messi in atto da soggetti calabresi, su indicazioni ricevute da basisti locali, con successiva rivendita del bestiame in Calabria".

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