Martedì, 23 Luglio 2024
Mafia

Di Gati irrompe al processo Icaro: "I Marrella sono mafiosi, uno di loro progettava un omicidio"

Il pentito, ex capo di Cosa Nostra, ascoltato in aula in collegamento da un "sito riservato"

“Non ho mai conosciuto i Marrella ma Giuseppe Fanara, mio padrino di battesimo e capo provincia di Cosa Nostra per un periodo, mi disse che facevano parte di Cosa Nostra”.

L’ex capo provinciale delle famiglie mafiose agrigentine, Maurizio Di Gati, dopo alcuni anni di “oblio”, inevitabili visto che le sue conoscenze si fermano a dodici anni fa, torna a deporre al tribunale di Agrigento per la seconda volta a distanza di una settimana. Lo ha fatto, ieri mattina, al processo scaturito dalla maxi inchiesta Icaro che, nel dicembre del 2015, ha disarticolato le cosche nella loro, ennesima, fase di riorganizzazione successiva all’operazione Nuova Cupola. Di Gati è apparso di spalle, collegato da un sito riservato, con un giubbotto a coprirlo interamente anche in testa. In ogni caso la figura appare decisamente più magra rispetto alla sua ultima foto ufficiale. 

La sua audizione, davanti al collegio di giudici presieduto da Pietro Falcone, inizia con il solito resoconto “storico” che serve per inquadrare il personaggio. “Sono entrato in Cosa Nostra nel 1991 dopo l’omicidio di mio fratello Diego – ha esordito – e mi sono messo a disposizione di Salvatore Fragapane che in quegli anni comandava. Sono diventato con gli anni rappresentante della provincia di Agrigento. Nel 2006, dopo quasi otto anni di latitanza, mi sono consegnato ai carabinieri che mi cercavano dall’operazione Akragas”.

Sul banco degli imputati, in questo stralcio processuale, siedono in dodici. Uno di loro - Ciro Tornatore, presunto capomafia di Cianciana, indagato anche nell’ultima operazione “Montagna” – è morto nelle scorse settimane ma la sua posizione non è stata ancora formalmente separata. Gli altri imputati sono: Antonino Abate, 29 anni, Carmelo Bruno, 47 anni, Vito Campisi, 45 anni, Roberto Carobene, 38 anni, Antonino Grimaldi, 55 anni, Stefano Marrella, 59 anni, Vincenzo Marrella, 41 anni, Vincenzo Marrella, 60 anni, Pasquale Schembri, 53 anni, Gaspare Nilo Secolonovo, 47 anni, e Francesco Tortorici, 36 anni. Il pm della Dda Claudio Camilleri chiede a Di Gati di riferire le sue conoscenze sui Marrella.

Di Gati aggiunge: "Un uomo della famiglia Marrella, insieme a un uomo d’onore di Burgio di cui non ricordo il nome, andò da Fanara per chiedergli di vendicare l’omicidio di un parente, mi sembra il figlio”. In realtà, come chiarisce dopo essere stato sollecitato dal pm Camilleri, si sarebbe trattato del fratello”. Di Gati aggiunge: “Me lo disse Fanara”. 

Il collaboratore di giustizia fa un’inevitabile confusione sui nomi visto che i Marrella coinvolti in varie vicende di mafia, sempre con esiti alterni, sono quasi una decina e qualcuno ha lo stesso nome di battesimo. “Uno dei Marrella voleva uccidere un parente. So che erano tutti divisi perché uno aveva fatto ammazzare uno della famiglia. I nomi? Uno - risponde - si dovrebbe chiamare Vincenzo e l’altro Stefano. Vincenzo Marrella - aggiunge - voleva uccidere Luigi Gagliardo, nel 2001, perché secondo lui era stato arrestato per colpa sua. Gli avevano trovato delle armi in auto”. 

Si torna in aula il 5 marzo. 

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