Cosa Nostra, nessun leader perché "nun si ci mettinu"

Secondo l'analisi della Direzione investigativa antimafia "i vuoti non vengono colmati nei settori militari, che poi sono i settori di tattica, di operatività della consorteria perché c'è un rischio significativo e importante"

L'analisi criminale della Dia - in generale - si basa su una attività di intelligence: si prende spunto dalle informazioni che arrivano dalle fonti aperte ma soprattutto dalle operazioni di contrasto delle forze dell'ordine. Nel primo semestre del 2018, il dato che emerge - immortalato anche delle operazioni antimafia "Montagna" e "Opuntia" - è un mandamento molto fluido, legato al business: i lavori pubblici e l'imprenditoria edilizia. Ma dalle due operazioni è emerso anche che l'ambito militare è fortemente in crisi.

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Militarmente debole e incapace di esprimere un leader: ecco il ritratto dell'attuale Cosa Nostra

"Se potessimo scomporre il concetto di mafia, di comunità criminali, in ambiti dovremmo ricondurli in un ambito militare, un ambito finanziario e un ambito identitario - ha spiegato il capo della Dia Agrigentina, il vice questore Roberto Cilona, - . L'ambito militare, il front office del crimine, nel tempo ha subito così tante e così importanti operazioni di contrasto che oggi, difficilmente, esprime soggetti dotati di leadership. Perché chi ha le capacità di essere leader, così come emerge nelle attività investigative, 'Nun si ci mettinu'. I vuoti non vengono colmati nei settori militari, che poi sono i settori di tattica, di operatività della consorteria perché c'è un rischio significativo e importante. Rischio dovuto alle capacità di reazione dello Stato. L'ambito più insidioso è quello economico-finanziario ed è quello che ha portato sempre linfa vitale alle consorterie".  

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