"Sodano ha favorito la mafia", il pg insiste: fissato processo di appello

L'ex sindaco ed ex senatore, assolto in primo grado, sarà giudicato ancora per concorso esterno

Calogero Sodano

Il 3 aprile davanti alla terza sezione penale della Corte di appello: la procura generale insiste e torna a chiedere la condanna dell'ex sindaco ed ex senatore Calogero Sodano. 

L'atto di appello contro la sentenza, emessa il 29 giugno del 2016 dal gup di Palermo Sergio Ziino, è stato firmato dal sostituto procuratore generale Giuseppe Fici, lo stesso magistrato che, in primo grado alla Dda, ha rappresentato l'accusa. 

La prima elezione diretta, secondo Fici che aveva chiesto la condanna a 8 anni di reclusione per l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, sarebbe stata condizionata da un accordo con le cosche.

“La ricostruzione dei collaboratori di giustizia e i relativi riscontri ci hanno offerto un quadro molto chiaro, l’ex sindaco Calogero Sodano - aveva accusato il pm - per otto anni ha consentito alle famiglie mafiose dell’Agrigentino di avere a disposizione un’amministrazione comunale e gestire appalti pubblici e potere economico”.

La lista delle accuse era particolarmente lunga e articolata e parte dalle elezioni comunali del 1993. Innanzitutto Sodano era accusato di avere “sollecitato e ottenuto” il sostegno del boss Arturo Messina, punto di riferimento nella popolosa frazione di Villaseta, che avrebbe organizzato una raccolta di voti tradizionale per sconfiggere il candidato rivale Giuseppe Arnone, all’epoca presidente regionale di Legambiente, che si è costituito parte civile e che, a sua volta ha impugnato il verdetto con un autonomo atto di appello. Sodano, per ricambiare il favore, secondo il pm si mise “a totale disposizione di Cosa Nostra”. I boss Salvatore Fragapane, Giuseppe Virone, Calogero Castronovo e Franco Cacciatore si sarebbero adoperati per “ostacolare il libero esercizio del voto”.

Proprio Cacciatore si è rivelato decisivo per fare finire Sodano, difeso dagli avvocati Antonino Mormino e Salvatore Pennica, a processo dopo un’iniziale archiviazione dell’indagine. Le dichiarazioni dell’ex boss, diventato collaboratore di giustizia, si sono aggiunte a quelle degli altri pentiti Maurizio Di Gati e Luigi Putrone. Il favore, secondo quanto sosteneva l’accusa, era stato ricambiato indirizzando a imprese legate alla mafia gli appalti per la costruzione del depuratore del Villaggio Peruzzo, per i lavori di urbanizzazione di Favara ovest e per la gestione dei rifiuti. Sodano era accusato anche di avere stretto accordi con i boss per farsi eleggere sindaco per la seconda volta nel 1997, per candidarsi alle Europee nel 1999 (ma in questa circostanza non fu eletto) e per approdare al Senato nel 2001.

Anche in quel caso non sarebbe mancata la contropartita che sarebbe consistita - sempre secondo l’accusa che è stata smentita dal giudice - nell’affidamento dei lavori di riqualificazione di Villaseta e Monserrato al consorzio Ecoter, ritenuto vicino al boss Cesare Lombardozzi. Molte di queste vicende erano già state al centro di singoli processi per presunte irregolarità amministrative. Il fatto che questi procedimenti siano terminati con l'assoluzione per il giudice Ziino si è rivelato decisivo per escludere un accordo dell'esperto uomo politico con Cosa Nostra. Allo stesso modo i collaboratori di giustizia sono stati ritenuti inattendibili. 

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"Il patto politico-mafioso c'è stato, - sottolinea il pg - la sentenza di primo grado è errata anche perchè di alcuni collaboratori di giustizia come Maurizio Di Gati nessuno ha mai messo in dubbio l'attendibilità".  

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