"Mentì al processo per salvare sindaco accusato di mafia", condannato dirigente comunale

I giudici della prima sezione penale infliggono 3 anni di reclusione, per l'accusa di falsa testimonianza aggravata, al 77enne Vincenzo Manzone: prescrizione per tre ipotesi di turbativa d'asta

I giudici della prima sezione penale del tribunale di Agrigento hanno condannato a 3 anni di reclusione l'ex dirigente dell'Ufficio tecnico comunale di Castrofilippo per l'accusa di falsa testimonianza aggravata dall'avere favorito la mafia.

Vincenzo Manzone, 77 anni, testimoniando in aula il 16 maggio del 2012 al processo nei confronti dell'ex sindaco del paese Salvatore Ippolito, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e in seguito condannato definitivamente a 10 anni di carcere, avrebbe mentito dicendo ai giudici di non avere mai subito pressioni e che mai c'erano state intromissioni del primo cittadino nella gestione di lavori pubblici "che a Castrofilippo erano pochissimi o niente".

Il filone principale dell'inchiesta, infatti, riguardava tre appalti comunali che, secondo l'accusa, sarebbero stati truccati per favorire imprese vicine ai boss. 

Il collaboratore di giustizia Maurizio Di Gati aveva descritto il “sistema” ma non i tre episodi specifici contestati all’imputato (relativi a due lavori di manutenzione stradale e al completamento di un centro diurno) visto che risalgono al 2009 e al 2010, periodo in cui era già in carcere. Per queste tre ipotesi di turbativa d'asta contestate a Manzone, difeso dall'avvocato Antonino Gaziano, è stata disposta la prescrizione. 

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Il geometra è stato anche condannato a risarcire il Comune e il sindaco pro tempore: per quest'ultimo è stata disposta anche una provvisionale, vale a dire un anticipo del risarcimento del danno, di 10mila euro. Il pubblico ministero Maria Teresa Maligno aveva chiesto la condanna a 5 anni di reclusione per la falsa testimonianza ritenendo prescritte le altre tre ipotesi di reato. 

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