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Corte di appello / Castrofilippo

"Appalti truccati e falsa testimonianza per favorire la mafia", al via il processo di appello

L'ex dirigente dell'Ufficio tecnico comunale di Castrofilippo, Vincenzo Manzone, 81 anni, in primo grado è stato condannato a 3 anni per una sola imputazione. La difesa impugna pure la prescrizione

Falsa testimonianza e appalti truccati per favorire la mafia? Il processo a carico di Vincenzo Manzone, 81 anni, ex dirigente dell'ufficio tecnico di Castrofilippo, condannato in primo grado a 3 anni di reclusione, approda in appello dopo una serie di rinvii preliminari.

La difesa, affidata all'avvocato Antonino Gaziano, ha impugnato sia la condanna, decisa per l'accusa di falsa testimonianza, che la sentenza di prescrizione per gli altri reati. Il legale, all'apertura del procedimento, ha prodotto agli atti la sentenza di assoluzione di altri coimputati. Manzone, testimoniando in aula il 16 maggio del 2012 al processo nei confronti dell'ex sindaco del paese Salvatore Ippolito, accusato di associazione mafiosa e in seguito condannato definitivamente a 12 anni di carcere per concorso esterno, secondo i giudici avrebbe mentito dicendo ai giudici di non avere mai subito pressioni e che mai c'erano state intromissioni del primo cittadino nella gestione di lavori pubblici "che a Castrofilippo erano pochissimi o niente".

Il filone principale dell'inchiesta, infatti, riguardava tre appalti comunali che, secondo l'accusa, sarebbero stati truccati per favorire imprese vicine ai boss. Il collaboratore di giustizia Maurizio Di Gati aveva descritto il “sistema” ma non i tre episodi specifici contestati all’imputato (relativi a due lavori di manutenzione stradale e al completamento di un centro diurno) visto che risalgono al 2009 e al 2010, periodo in cui era già in carcere. Per queste tre ipotesi di turbativa d'asta contestate a Manzone, difeso dall'avvocato Antonino Gaziano, è stata disposta la prescrizione. 

Il geometra è stato anche condannato a risarcire il Comune e il sindaco pro tempore: per quest'ultimo è stata disposta anche una provvisionale, vale a dire un anticipo del risarcimento del danno, di 10mila euro. Il pubblico ministero Maria Teresa Maligno aveva chiesto la condanna a 5 anni di reclusione per la falsa testimonianza ritenendo prescritte le altre tre ipotesi di reato. 

“Che senso avrebbe avuto mentire – aveva detto l’avvocato Gaziano durante l’arringa – visto che, peraltro, nella stessa deposizione fa due o tre nomi di imprenditori che lavorarono in quel periodo con l’ente? Se avesse voluto mentire, avrebbe detto di non ricordarsi nulla”. Il processo riprende il 3 maggio con la requisitoria del procuratore generale.

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