"Appalti truccati per favorire imprese vicine ai boss", in aula il racconto di Di Gati e Sardino

I due collaboratori di giustizia sono stati ascoltati al processo nei confronti dell'ex dirigente dell'Utc di Castrofilippo

Maurizio Di Gati

“A turno si decideva prima chi doveva vincere e poi si presentavano le buste, il sindaco e il segretario comunale erano d’accordo. Per sviare indagini e sospetti si coinvolgevano in questo sistema imprenditori che non erano del paese”. Il pentito Maurizio Di Gati, dopo un lungo silenzio, viene “rispolverato” al processo a carico del geometra Vincenzo Mangione, 75 anni, ex dirigente dell’Utc di Castrofilippo, imputato di turbativa d’asta aggravata perché avrebbe favorito l’illegittima assegnazione di tre appalti a imprese vicine ai boss.

Di Gati, ex capo provincia, ormai in carcere da dodici anni, collegato in video conferenza dal tradizionale “sito riservato”, si nasconde dietro un giubbotto blu, con tanto di cappuccio, ma i tanti chili in meno rispetto all’ultima foto ufficiale sono evidenti. “Angelo Alaimo – esordisce l’ex boss – mi ha ospitato a Castrofilippo. Insieme ai due fratelli aveva delle aziende edili che erano iscritte all’elenco delle imprese di fiducia del Comune”. Il pm della Dda di Palermo, Maria Teresa Maligno, gli chiede di descrivere il “sistema spartitorio”. “In sostanza si mettevano d’accordo per assegnarsi un appalto ciascuno e presentavano le buste. Una volta vinceva uno e una volta l’altro”.

Di Gati descrive il “sistema” ma non i tre episodi specifici contestati all’imputato (relativi a due lavori di manutenzione stradale e al completamento di un centro diurno) visto che risalgono al 2009 e al 2010, periodo in cui il capo provinciale di Cosa Nostra era già detenuto e collaborava con la giustizia. Dopo l’audizione del racalmutese è stata la volta del collaboratore di giustizia Giuseppe Sardino, di Naro, braccio destro di Falsone fino al momento del suo arresto, nel 2008.

“Conosco Manzone perché è di Naro ed eravamo vicini di casa. Peraltro io sono stato consigliere comunale e lui lavorava al Comune. So che, a un certo punto, attorno agli anni Duemila andò a lavorare come consulente al Comune di Castrofilippo”. Sardino rivela che il sindaco Ippolito, durante la latitanza, incontrò Falsone “per discutere di appalti e lavori al centro commerciale”. Sull’imputato spiega: “Immagino che se avessimo avuto bisogno di qualcosa si sarebbe prestato”. Il presidente del collegio, Luisa Turco, gli chiede però se avesse fatto qualcosa “a vantaggio di Cosa Nostra”. Sardino sicuro: “No, no”. 

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