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Martedì, 17 Maggio 2022
Mafia

L'inchiesta sulla banda che razziava ville, reato prescritto per due mafiosi

Giuseppe Infantino e Natale Bianchi, condannati nella maxi inchiesta "Nuova Cupola", erano finiti a giudizio per una vicenda di 11 anni fa: l'accusa di ricettazione non è più punibile

Undici anni dal ritrovamento della refurtiva alla conclusione del processo di primo grado: alla fine il verdetto inevitabile è di "non doversi procedere per avvenuta prescrizione". La sentenza è stata emessa dal giudice monocratico Andrea Terranova.

Il processo è quello a carico di Giuseppe Infantino, 39 anni e di Natale Bianchi, 44 anni. I due imputati (difesi dagli avvocati Davide Casà, Carmelita Danile e Antonino Gaziano) erano finiti a processo per una vicenda molto vecchia, che risaliva al 18 gennaio del 2010. 

I carabinieri, nell’ambito di un’indagine su una serie di furti in abitazioni, dopo essere stati imbeccati da una fonte confidenziale, perquisirono le case degli Infantino e di Bianchi, fino a quel momento coinvolti in vicende giudiziarie di spicciola criminalità, e trovarono una serie di oggetti di provenienza furtiva: bigiotteria, oggetti in oro, altri gioielli, orologi, televisori, riproduttori audio, cellulari, monete russe e una fotocamera digitale. Tutta la merce risultava rubata. 

Il processo a carico dei due imputati, in carcere dal 2012 dopo l'arresto e la condanna nella maxi inchiesta di mafia "Nuova Cupola", si è trascinato per oltre 10 anni rendendo i reati non più punibili. 

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