Mafia

Ucciso dal vicino per lite sui terreni, maresciallo: "L'imputato ci fece trovare l'arma"

Il sottufficiale Michele Iovine racconta in aula il rinvenimento della pistola: "Era nascosta sotto alcune foglie"

Il luogo dell'omicidio in contrada Calici, nel riquadro l'imputato

"La pistola era nascosta sotto alcune foglie, poggiata su una pietra del suo terreno. Era vicina a un paletto, l'imputato ci ha dato delle indicazioni precise senza le quali non l'avremmo mai trovata perchè l'appezzamento era vastissimo".

Il maresciallo dei carabinieri Michele Iovine, a capo della Stazione di Canicattì, racconta le prime battute dell'indagine successive all'omicidio del settantenne Vincenzo Sciascia Cannizzaro che, il 27 settembre del 2019, è stato ucciso dal vicino di casa, suo coetaneo, Carmelo Rubino che ha confessato il delitto pur precisando di averlo fatto per difendersi da un'aggressione.

Il processo è in corso davanti alla Corte di assise di Agrigento presieduta da Alfonso Malato, con a latere Agata Anna Genna. Il sottufficiale, rispondendo al pubblico ministero Paola Vetro e alle altre parti (il difensore di parte civile Calogero Meli che assiste i familiari della vittima e i legali dell'imputato Francesco Gibilaro e Diego Guadagnino), ha raccontato di essere andato nel terreno di proprietà dell'imputato e di avere trovato l'arma, su indicazione di Rubino.

"Era una vecchia pistola, con la matricola abrasa e arrugginita", ha detto. Il delitto sarebbe avvenuto al culmine di una serie di litigi dovuti al diritto di passaggio su una strada interpoderale che portava ai loro terreni di contrada Calici: Rubino andò con l'auto a casa della vittima ed avrebbe fatto fuoco a sangue freddo. Si torna in aula il 23 aprile. 

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