"Documentazione incompleta", slitta la decisione sulla scarcerazione del killer di Livatino

La difesa del 72enne Salvatore Parla ha chiesto la sospensione della pena per motivi di salute: al via il procedimento

Foto archivio

La documentazione sanitaria non è stata ancora trasmessa al tribunale di sorveglianza di Bologna: il procedimento nel quale si discuterà la richiesta di sospensione della pena per Salvatore Parla - il settantaduenne di Canicattì condannato all’ergastolo per l’omicidio del giudice Rosario Livatino - entrerà nel vivo il 10 dicembre.

“Parla si trova in condizioni di grave infermità fisica e psichica, tali, invero, da esigere un trattamento che non si può attuare nello stato di detenzione carceraria, anzi da necessitare di cure e trattamenti indispensabili non praticabili in tale stato”. Con queste motivazioni il difensore, l’avvocato Angela Porcello, ha chiesto, di fatto, la scarcerazione del settantenne. 

La decisione, quindi, arriverà solo all’esito di un procedimento in contraddittorio, davanti al collegio, senza la decisione interlocutoria del magistrato di sorveglianza in composizione monocratica. Nei mesi scorsi, peraltro, si è aperto un dibattito dopo la concessione di un permesso premio di nove ore a Giuseppe Montanti, altro ergastolano condannato per l’omicidio di Livatino.

La richiesta della difesa che propone di sospendere l’esecuzione della pena, in questo caso, si basa esclusivamente sulle precarie condizioni di salute del settantenne che, peraltro, avrebbe pure più volte tentato il suicidio. “Le sue condizioni di salute – secondo il legale che elenca tutte le patologie di cui l’anziano ergastolano, detenuto nel carcere di Parma, soffrirebbe - fanno palesemente apparire l’espiazione della pena in contrasto con il senso di umanità, cui si ispira la Costituzione e in violazione dei tre principi costituzionali di uguaglianza, di senso di umanità e di diritto alla salute”.

Aggiunge il legale di Parla: “Nella struttura carceraria in cui si trova ristretto, che come tutte in Italia versa in situazione di gravissimo collasso ed emergenziale mai vista prima, con la ingestibilità dal punto di vista sanitario di qualunque focolaio d’infezione, il rischio epidemiologico è altissimo, stante l’assenza di misure e di presidi sanitari per contrastarlo, in presenza degli ambienti collettivi ristretti in cui vivono i detenuti, con un altissimo rischio di diffusione, nella impossibilità, anche, di mantenere la prescritta distanza di un metro tra un soggetto detenuto e un altro”. 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Coronavirus: la Sicilia diventa zona gialla, Musumeci: "Non è un liberi tutti"

  • Incidente sulla statale 115: scontro fra auto e furgone, morta una 59enne di Licata

  • Coronavirus e zona "gialla", ecco tutte le regole in vigore da domani

  • L'incubo deviazione è finito: dopo 2 anni e 2 mesi riapre la galleria Spinasanta

  • Coronavirus, 4 morti fra Campobello, Palma e San Biagio: tornano ad aumentare i contagi

  • Coronavirus, il bollettino dell'Asp: 88 nuovi positivi, 6 ricoverati e 2 vittime

Torna su
AgrigentoNotizie è in caricamento