"Era il capo della famiglia mafiosa di Campobello", condanna definitiva per Middioni

Dodici anni di reclusione per il cugino del boss Giuseppe Falsone, tirato in ballo dal pentito Giuseppe Sardino

Angelo Middioni

Angelo Middioni non solo era un affiliato della famiglia mafiosa di Campobello ma aveva anche incarichi direttivi e, sostanzialmente, era il capo della cosca. Lo ha deciso, rendendo definitiva la sentenza, la Cassazione che ha confermato la condanna a 12 anni di reclusione nei confronti del quarantratreenne cugino del boss Giuseppe Falsone, accusato dai pentiti Maurizio Di Gati e Giuseppe Sardino di avere gestito, su incarico del parente che per anni è stato a capo delle cosche della provincia, il clan del paese. 

Middioni, dal 2004 al 2013, secondo quanto accertato ormai in via definitiva, aveva diretto la cosca del paese. Le dichiarazioni di Sardino sono state riscontrate da un altro pentito, Maurizio Di Gati. Secondo i giudici non c'è alcun dubbio che Middioni, contrariamente a quanto è scritto nella sentenza di primo grado che aveva sancito la sua assoluzione, ha diretto la famiglia mafiosa di Campobello dopo essere stato scarcerato la prima volta".

Lo stesso Sardino era stato sentito anche al processo di appello. “Angelo Middioni - aveva detto - comandava la famiglia di Campobello di Licata mentre il mandamento era retto da Pino Gambino. Middioni inviava e riceveva pizzini da Falsone. Io non lo conosco personalmente - aveva aggiunto - ma so che in una circostanza scrisse a Falsone dicendogli che era come il fratello che non aveva mai avuto. A me risulta fosse un uomo d’onore anche perché Falsone quando Middioni era in carcere si lamentava perché aveva meno sostegno in paese”. 

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