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Rosario Meli

Rosario Meli

Sorveglianza speciale e revoca delle licenze, si decide il futuro del clan di Camastra

La Questura e la Procura propongono la misura di prevenzione per alcuni indagati dell'inchiesta antimafia "Vultur"

Il 18 febbraio, dopo l'acquisizione degli ultimi documenti, i giudici del tribunale di Palermo si ritireranno in camera di consiglio e decideranno se accogliere o meno la richiesta formulata prima dalla Questura e poi ribadita in udienza dalla Procura ovvero la sorveglianza speciale per il boss Rosario Meli, il figlio Giuseppe e il presunto “cassiere” della cosca di Camastra, Calogero Piombo oltre alla sospensione delle licenze dell’agenzia di onoranze funebri di proprietà della famiglia Meli e del tabacchino di Piombo.

Il questore di Agrigento, sulla base delle risultanze dell’inchiesta Vultur, che ha già portato a quattro condanne in primo grado (a breve è attesa la sentenza di appello), ha proposto la misura di prevenzione per due indagati. I giudici del tribunale di Agrigento, in primo grado, il 22 novembre dell'anno scorso, hanno inflitto 17 anni e 6 mesi di reclusione a Rosario Meli, 70 anni, ritenuto il capo della famiglia di Camastra; 14 anni e 6 mesi al figlio Vincenzo, accusato di avere gestito gli affari della famiglia di Cosa Nostra in paese e 13 anni e 6 mesi al tabaccaio di Camastra Calogero Piombo, 67 anni, ritenuto il "cassiere" della cosca. Ventidue anni, in continuazione con altre due condanne precedenti, sono stati inflitti a Calogero Di Caro, 72 anni, vecchio boss di Canicattì. Il questore, adesso, propone la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, con obbligo di soggiorno, per Piombo, Rosario Meli e Giuseppe Meli, 47 anni, figlio del boss solo sfiorato dall’inchiesta per mafia.

Gli avvocati Angela Porcello, Santo Lucia e Nico D’Ascola hanno replicato sostenendo "l'assoluta mancanza di elementi dai quali dedurre la pericolosità sociale e l'assenza di collegamenti fra la criminalità organizzata e le attività di cui si chiede la revoca delle licenze”.

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