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Gli arrestati dell'operazione Vultur

Gli arrestati dell'operazione Vultur

Mafia e racket a Camastra, teste in aula difende il figlio del boss Meli

Giuseppe Gallo esclude favoritismi nell'assegnazione di una casa popolare da parte del Comune

“Non mi hanno assegnato quella casa popolare perché ne ho scelto un’altra, non c’è stato alcun favoritismo nei confronti di Giuseppe Meli”. Giuseppe Gallo, vicino di casa del figlio del boss Rosario, che dopo avere scontato una precedente condanna per associazione mafiosa e armi, sarebbe tornato a gestire gli affari della cosca di Camastra, smentisce qualsiasi clientelismo che il Comune e il sindaco Angelo Cascià avrebbero commesso per favorire il concittadino dal cognome “pesante” e, soprattutto, appartenente alla famiglia mafiosa che avrebbe avuto un ruolo alle ultime elezioni amministrative. Il pubblico ministero della Dda, Alessia Sinatra, ipotizza che Rosario Meli, detto “u puparu”, avesse favorito l’elezione dell’attuale sindaco Cascià.

Il Comune, quindi, avrebbe ricambiato con l’illegittima assegnazione di un alloggio popolare al figlio Giuseppe. La tesi, in qualche modo, è stata smentita da uno dei diretti interessati che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe dovuto beneficiare dell’assegnazione di quell’alloggio. Il Comune di Camastra, peraltro, proprio per le risultanze di questa inchiesta, chiamata “Vultur”, è al centro di un’ispezione da parte del ministero dell’Interno. Ieri mattina, nell’aula bunker del carcere Petrusa è stato ascoltato un solo teste.

Sul banco degli imputati, davanti al collegio di giudici presieduto da Luisa Turco (con a latere Rosanna Croce ed Enzo Ricotta) siedono Rosario Meli, 69 anni, di Camastra; il figlio Vincenzo Meli, 46 anni, di Camastra; Calogero Piombo, 65 anni, di Camastra; e Calogero Di Caro, 70 anni, di Canicattì.

Le accuse ipotizzate sono di associazione mafiosa ed estorsione. Il personaggio principale è proprio Rosario Meli, figura di spicco della mafia anche in passato, al quale si contesta di essere stato il capo della famiglia mafiosa di Camastra e di avere avuto un ruolo anche nella campagna elettorale che, nel giugno del 2013, portò all’elezione del sindaco Angelo Cascià. 

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