"Attività gestite dal clan mafioso", la Questura chiede revoca delle licenze: via al procedimento

Chiesta pure la sorveglianza speciale per il boss Rosario Meli, il figlio Giuseppe e il presunto “cassiere” della cosca di Camastra, Calogero Piombo

Rosario Meli

La sorveglianza speciale per il boss Rosario Meli, il figlio Giuseppe e il presunto “cassiere” della cosca di Camastra, Calogero Piombo oltre alla sospensione delle licenze dell’agenzia di onoranze funebri di proprietà della famiglia Meli e del tabacchino di Piombo. Queste le richieste del questore di Agrigento, sulla base delle risultanze dell’inchiesta Vultur, che ha già portato a quattro condanne in primo grado, che adesso saranno ridiscusse in appello.

Il procedimento di prevenzione, al tribunale di Palermo e non di Agrigento, come prevede una legge dei mesi scorsi, è iniziato ieri mattina. Le parti hanno prodotto i primi documenti e l'udienza entrerà nel vivo il 14 gennaio. I giudici del tribunale di Agrigento, in primo grado, il 22 novembre dell’anno scorso, hanno inflitto 17 anni e 6 mesi di reclusione a Rosario Meli, 70 anni, ritenuto il capo della famiglia di Camastra; 14 anni e 6 mesi al figlio Vincenzo, accusato di avere gestito gli affari della famiglia di Cosa Nostra in paese e 13 anni e 6 mesi al tabaccaio di Camastra Calogero Piombo, 67 anni, ritenuto il "cassiere" della cosca.

Ventidue anni, in continuazione con altre due condanne precedenti, sono stati inflitti a Calogero Di Caro, 72 anni, vecchio boss di Canicattì, tornato in attività - sostiene l’accusa - dopo avere scontato una precedente condanna. Il questore, adesso, propone la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, con obbligo di soggiorno, per Piombo, Rosario Meli e Giuseppe Meli, 47 anni, figlio del boss solo sfiorato dall'inchiesta per mafia. Secondo il responsabile della Questura, i tre sarebbero pericolosi socialmente e, sulla base di questo presupposto, ha chiesto la misura di prevenzione. Al tempo stesso è stata chiesta la revoca delle licenze e delle autorizzazioni di due imprese individuali che fanno capo all’agenzia di onoranze funebri dei Meli, peraltro al centro del processo visto che sono ipotizzati episodi estorsivi nei confronti di un collega, ex socio, e del tabacchino al cui interno si sarebbero tenute numerose riunioni di mafia organizzate da Piombo, condannato con l’accusa di essere il “cassiere” della famiglia.

A decidere sulle richieste della Questura sarà il tribunale di Palermo al termine di un procedimento in contraddittorio nel quale i Meli, Piombo e i familiari "terzi intervenienti", saranno difesi dagli avvocati Angela Porcello, Santo Lucia, Raffaele Bonsignore e Nico D’Ascola. 

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