Il racket mafioso dei funerali, il pg chiede condanna: "Ecco come il boss e il cassiere della cosca chiedevano il pizzo"

Al via la requisitoria del processo di appello "Vultur", l'accusa insiste: "Taglieggiamenti di 600 euro per ogni servizio"

Rosario Meli

Seicento euro per ogni funerale che effettuavano con la loro agenzia di onoranze funebri: a tanto ammontava l'estorsione che il boss di Camastra Rosario Meli e il presunto cassiere della famiglia Vincenzo Piombo avrebbero cercato di imporre agli imprenditori Vincenzo De Marco e Bruno Forti, soci della "San Giuseppe sas".

Ne è convinto il sostituto procuratore generale Emanuele Ravaglioli che ha iniziato la requisitoria al processo di appello scaturito dall'inchiesta antimafia "Vultur" che ha fatto luce sui presunti componenti delle famiglie di Camastra e Canicattì e sui legami fra i due clan.

La Corte di appello, sollecitata dai difensori (fanno parte del collegio gli avvocati Angela Porcello, Santo Lucia, Raffaele Bonsignore, Giuseppe Barba, Antonino Reina, Vincenzo Domenico D’Ascola e Lillo Fiorello), nelle udienze precedenti, aveva disposto una perizia per fare chiarezza su un'intercettazione, usata dai giudici per condannare gli imputati ma, in realtà, presa in considerazione forse per sbaglio in quanto agli atti dell'ordinanza cautelare.

Esaurita la questione, si è passati alla requisitoria con la prima parte che è stata dedicata all’accusa, per la quale il pg ha anticipato che chiederà la condanna, di tentata estorsione contestata a Rosario Meli e Piombo. Meli, sulla questione, ha sempre sostenuto di essersi limitato a fare alcune richieste legittime legate al precedente rapporto di società con uno dei due imprenditori che lo ha denunciato.

I giudici del tribunale di Agrigento, in primo grado, il 22 novembre del 2018, hanno inflitto 17 anni e 6 mesi di reclusione allo stesso Rosario Meli, 72 anni, ritenuto il capo della famiglia di Camastra; 14 anni e 6 mesi al figlio Vincenzo, 50 anni, accusato di avere gestito gli affari della famiglia di Cosa Nostra in paese e 13 anni e 6 mesi al tabaccaio di Camastra Calogero Piombo, 69 anni, ritenuto il "cassiere" della cosca. Ventidue anni, in continuazione con altre due condanne precedenti, sono stati inflitti, infine, a Calogero Di Caro, 74 anni, già condannato in passato per mafia e ritenuto il nuovo capomafia di Canicattì. 

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