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Mafia Camastra

Comune sciolto per mafia, Meli in aula: "Nessuna ingerenza, la politica mi fa schifo"

Il figlio del boss Rosario si difende: "Nessuno della famiglia si è mai interessato di queste cose"

“Non mi è mai interessata la politica, mi hanno cercato per dare una mano ma a me non è mai piaciuta perché è fatta di compromessi. La schifio”. Nei giorni scorsi il consiglio dei ministri ha sciolto l’Amministrazione di Camastra per presunte infiltrazioni della criminalità organizzata che sarebbero arrivate proprio dalla sua famiglia. Vincenzo Meli, 46 anni, figlio del presunto boss Rosario Meli, si difende in aula e smentisce, invece, qualsiasi legame con la politica. “Conosco il sindaco Angelo Cascià come paesano - ha detto rispondendo ai difensori, gli avvocati Giuseppe Barba e Giovanni Castronovo - ma non mi sono mai interessato delle questioni politiche. Non sono mai andato a cene elettorali né ho mai cercato voti.

La politica mi fa schifo, è fatta di compromessi”. Secondo quanto ipotizza, invece, il pm della Dda Alessia Sinatra, che è stato riscontrato poi nell’ispezione antimafia al Comune che ha portato allo scioglimento, la famiglia Meli avrebbe condizionato il voto alle elezioni amministrative del 2013. Pare, in particolare, che Giuseppe Meli (fratello di Vincenzo) abbia fatto delle pressioni su due candidati che correvano per un posto con una lista concorrente a quella di Cascià a sostegno del candidato a sindaco Gaetano Provenzani.

La finalità sarebbe stata quella di convincerli a non candidarsi. I due aspiranti consiglieri di quelle tornata elettorale sentiti in aula (Carlo Ninfosì ha avuto 60 voti, Salvatore Todaro 40 ma non sono bastati) avevano un po’ alleggerito i toni delle pressioni dicendo che “più che altro erano sembrati dei consigli e non proprio delle minacce”. Ieri Vincenzo Meli ha aggiunto: “Questo episodio mi fu riferito da Gaetano Provenzani, io ne parlai con mio fratello che me lo smentii. Mi disse che si era semplicemente limitato a dargli un consiglio. Candidarsi significava schierarsi e, quindi, rischiare di lavorare meno in paese”. L’imputato ha aggiunto: “Provenzani mi chiese di dargli una mano ma io gli risposi che la politica non mi era mai interessata e non avrei fatto nulla”. Gli imputati del processo scaturito dall’inchiesta “Vultur”, che ha fatto luce sulle dinamiche mafiose di Canicattì e Camastra, sono quattro. Nella lista: Rosario Meli, il figlio Vincenzo Meli, 46 anni; Calogero Piombo, 65 anni, di Camastra; e Calogero Di Caro, 70 anni, di Canicattì.

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