"Il boss ergastolano coperto da carabinieri", maresciallo in aula: "La scoperta per caso"

Il sottufficiale Vincenzo Trombatore: "L'indagine nasce dopo una rapina nella quale era coinvolto un nostro collega"

Cesare Genova

Il giudice Antonio Genna, che compone il collegio insieme a Giuseppe Miceli e alla presidente Wilma Angela Mazzara, ha processato, assolvendolo, uno dei dieci imputati la cui posizione è stata stralciata, diventando incompatibile: il dibattimento nei confronti dei componenti della rete di presunti fiancheggiatori del boss di Delia, Cesare Genova, evaso dal carcere romano di Rebibbia l’11 aprile del 2010, quasi certamente sarà azzerato quando era quasi in dirittura di arrivo.

L'inchiesta sui fiancheggiatori di Genova, il "pentito" è scomparso

La circostanza, evidentemente sfuggita alle parti in precedenza, è stata sottolineata dall'avvocato Santo Lucia, difensore di alcuni imputati. Il presidente della seconda sezione penale Wilma Angela Mazzara, dopo che, in precedenza era stato ascoltato il maresciallo Vincenzo Trombatore, ha rinviato l’udienza al 10 aprile e, in quella circostanza, sarà affrontata in concreto la questione. L’ipotesi scontata sembra quella di un cambio del collegio che comporterà, di fatto, l’azzeramento.

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Cambiano i giudici, processo a rischio

L’inchiesta, come spiegato dal sottufficiale, in realtà partì, in maniera quasi casuale, da un’altra indagine a carico del carabiniere Andrea Mirarchi, 41 anni, coinvolto in una rapina in un’abitazione ad Aragona. “L’auto del nostro collega è stata vista nei pressi del luogo della rapina, abbiamo iniziato a intercettarlo – ha detto il maresciallo Trombatore – e ci siamo accorti che era inserito in un giro strano insieme a due fratelli. Parlavano sempre al telefono di un certo zio Peppe”. E' l’appellativo, in codice, che sarebbe stato dato a Cesare Genova, fuggito da Rebibbia, dove stava scontando un ergastolo per omicidio, e protetto, per motivi mai chiariti, da una rete di fiancheggiatori agrigentini e persino da alcuni carabinieri. L’anziano boss di Delia, che aveva approfittato di un permesso premio, fu catturato il 14 luglio dell’anno successivo nelle campagne dell’Agrigentino fra Canicattì e Campobello. 

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