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Giovedì, 20 Gennaio 2022
Mafia

Il blitz "Xydi" e la paura dell'arresto, i pm: "L'avvocato e il compagno boss erano pronti a fuggire"

Angela Porcello pensa di telefonare a Giancarlo Buggea, che non era in casa, per farlo scappare. Poi si confida col boss Falsone al 41 bis: "Mi sono spaventata, gli volevo dire di andarsene"

L'avvocato Angela Porcello, finita in carcere nell'operazione Xydi, eseguita dal Ros, con l'accusa di gestire la cassa e gli affari della famiglia mafiosa della provincia di Agrigento insieme al compagno, l'imprenditore cinquantenne Giancarlo Buggea, già condannato per mafia in passato, la mattina dell'operazione "Assedio" stava organizzando la fuga. Ne sono convinti i pm della Dda di Palermo, Geri Ferrara, Claudio Camilleri e Gianluca De Leo che hanno disposto 21 fermi proprio perchè ritenevano sussistente il pericolo di fuga. L'occasione principale è data dal contenuto delle intercettazioni, successive al blitz di due anni fa che ha portato in carcere sette presunti affiliati di Campobello e di Licata.

La professionista riceve la telefonata da alcuni arrestati che l'hanno nominata come proprio legale di fiducia ma la sua preoccupazione, all'alba, quando ricevette la comunicazione dell'incarico, è che qualcuno possa andare ad arrestare il compagno che in quel momento non è a casa con lei. 

"La Porcello - sottolineano gli inquirenti - nel corso delle indagini forniva precisi e inequivocabili elementi che inducono non solo a ritenere oggi assai probabile una fuga ma anzi ad affermare che di fuga ce n’è già stata una. Ed infatti, il 19 giugno 2019, giorno dell’esecuzione dei provvedimenti restrittivi nei confronti di appartenenti all’associazione mafiosa Cosa nostra dell’area di Campobello di Licata e di Licata (tra cui, per tutti, Giuseppe Puleri), la legale, che difendeva sette dei nove fermati, già dalle prime ore del mattino cercava di attingere più notizie possibili per verificare se il provvedimento potesse coinvolgere o meno il compagno sodale Buggea".

A pericolo scampato si lascia poi andare ad una serie di considerazioni. "Non sapevo… se telefonarti… se prendere la macchina e venire… se ci telefono dico… poi ho pensato… una telefonata intercettata io lo faccio scappare è peggio ancora io. … ascoltami… con una ordinanza di questa… meglio scappare! Ti butti latitante… finì e spirdì… tutto c'è! Tu, tutto quello che vuoi dello scibile umano e tutte le persone che frequentano questo studio e tutte le persone che tu conosci sono tutte messe in questa ordinanza… non ce ne è che non ce… non ne conosci…". 

Per gli inquirenti è una frase dal contenuto probatorio molto importante perchè l'avvocato, in pratica, confermerebbe i summit mafiosi che si sarebbero tenuti nel suo studio e il pieno coinvolgimento del compagno.

Paure che poi conferma, qualche settimana più tardi, confidandosi col boss al 41 bis Giuseppe Falsone che, secondo quanto riferito dal pentito Maurizio Di Gati, quando era operativo si sarebbe avvalso di un gruppo di fuoco di cui faceva parte lo stesso Buggea. Il colloquio difensivo è intercettato. "Dico… sai, io mi sono spaventata, più spaventata ancora, dico... va bene, grazie… tutto questo nel silenzio, non sapevo cosa fare, te lo giuro… se telefonare a Giancarlo e gli dicevo “vattene!!!… dico…e se ha quello il telefono intercettato, questi fino a me vengono a prendere! Ma… prendere tipo la macchina e ci vado, dico… e se arrivo là e questi dicono… cosa è venuta a fare… quello… dico… magari non sa niente e dice… che sei venuta a fare di notte qua… gli faccio voltare lo stomaco a quello, e… alle 5, cioè dopo un’ora e mezza, mi telefonano da Licata". 

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