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Mafia Menfi

Iniziati gli interrogatori, Scirica: "Non ho nulla a che fare con la mafia"

Anche altri indagati hanno respinto le accuse di appartenere alla famiglia mafiosa di Menfi

Qualcuno si è avvalso della facoltà di non rispondere. Altri hanno respinto le accuse di appartenere alla famiglia mafiosa di Menfi. Quattro indagati - arrestati nell'ambito dell'operazione "Opuntia" - sono stati, nel carcere Pagliarelli di Palermo, sottoposti a interrogatorio di garanzia. "Non ho nulla a che fare con la mafia" ha detto - secondo quanto riporta oggi il Giornale di Sicilia - il medico Pellegrino Scirica, di 62 anni, che, secondo la Dda, avrebbe messo a disposizione il proprio studio per incontri tra affiliati all’organizzazione. Il medico è difeso dall’avvocato Rosalia Scirica.

L'accusa: "Incontri segreti in un ambulatorio medico"

"Ha ribadito gli stessi concetti del precedente interrogatorio (quello reso dopo l’arresto del luglio 2016) –  riferisce, al Giornale di Sicilia, il legale – e cioè che lui non appartiene ad alcuna famiglia mafiosa". Poi è stata la volta di Matteo Mistretta, di 31 anni, difeso dagli avvocati Luigi La Placa e Matteo Sbrigata. "Scirica non è neppure il mio medico"  - ha detto Mistretta. All’indagato il giudice ha posto una serie di domande su vicende ricostruite nell’ordinanza di custodia cautelare e tra queste l’essere stato datore di lavoro di Vito Bucceri, allora punto di riferimento della famiglia mafiosa di Menfi e poi divenuto collaboratore di giustizia. "Il mio cliente – dice al Giornale di Sicilia l’avvocato La Placa – ha detto che ha dato un lavoro a Bucceri, nella sua azienda, perché questi aveva bisogno e che lo ha accompagnato, in qualche occasione, perché a lui avevano ritirato la patente". Lo ha accompagnato anche a firmare presso la caserma dei carabinieri di Menfi.

Poi l’interrogatorio di Cosimo Alesi, di 52 anni, che ha respinto le accuse e sul rapporto con Domenico Friscia "ha detto – afferma, stando a quanto riporta il Giornale di Sicilia, l’avvocato La Placa, che lo difende – che c’era un’amicizia iniziata quando lui non sapeva delle precedenti vicende giudiziarie di Friscia". Soltanto uno degli indagati interrogati ieri, Vito Riggio, di 48 anni, difeso dall’avvocato Calogero Lanzarone, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Non erano presenti, ieri mattina, agli interrogatori, i sostituti della Direzione distrettuale antimafia di Palermo che hanno chiesto e ottenuto dal giudice per le indagini preliminari l’emissione del provvedimento cautelare, Alessia Sinatra e Claudio Camilleri. Lunedì toccherà ai tre che sono detenuti nel carcere di Petrusa, ad Agrigento. Si tratta di altri due menfitani, Giuseppe Alesi, di 47 anni, difeso dall’avvocato Luigi La Placa, e Tommaso Gulotta, di 52 anni, assistito dall’avvocato Accursio Gagliano. Sempre lunedì, nel carcere di Petrusa, sarà interrogato anche Domenico Friscia, di 54 anni, di Sciacca, difeso dall’avvocato Francesco Graffeo. Gli avvocati degli indagati sottoposti ad interrogatorio hanno avanzato al giudice istanza di revoca della misura, ma già lavorano al ricorso al Tribunale del Riesame di Palermo.
 

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