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Un momento del blitz "Montagna"

Un momento del blitz "Montagna"

L'imprenditore non si piega? Bottiglia di benzina e cartucce calibro 12

La richiesta per la "messa a posto" sarebbe stata di avvalersi, per la fornitura del materiale edile, di un’impresa amica e di assumere una determinata persona

All’impresa che stava eseguendo i lavori di riqualificazione urbana di piazza Messina di San Biagio Platani, il mandamento “Montagna” – sgominato dalla Dda e dai carabinieri praticamente subito dopo la sua nascita – avrebbero chiesto di avvalersi, per la fornitura del materiale edile, di un’impresa amica e di assumere una determinata persona. Una “messa a posto” semplice. “Tradizionale”. L’imprenditore però “non avrebbe sentito” o forse, molto più semplicemente, avrebbe fatto finta di non capire.

Per convincerlo, Giuseppe Nugara, 52 anni, di San Biagio Platani – secondo quanto è scritto dalle pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip del tribunale di Palermo – si sarebbe preso la premura di “recapitare presso il cantiere della ditta una busta contenente una bottiglia in plastica con all’interno liquido infiammabile, nonché due cartucce calibro 12”. E poi assieme – hanno ricostruito le indagini dei carabinieri del reparto Operativo, che è coordinato dal tenente colonnello Rodrigo Micucci, del comando provinciale di Agrigento - a Raffaele La Rosa, 59 anni, di San Biagio Platani (ritenuto esponente della famiglia mafiosa di San Biagio Platani, scrivono i magistrati della Dda) avrebbero dato fuoco ad un mezzo della ditta, in particolare ad un bobcat parcheggiato all’interno dello stesso cantiere.

La maggior parte degli imprenditori intimiditi – secondo quanto risulta dagli incartamenti dell’inchiesta – però si piegava. Anche per sfuggire a danneggiamenti o attentati, si lasciavano “convincere” dai semplici comportamenti intimidatori tenuti da soggetti che era risaputo – scrivono investigatori e inquirenti – che appartenessero alla consorteria criminale.

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