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Martedì, 5 Luglio 2022
Mafia

Pizzo sui lavori pubblici, l'intercettazione: "Vogliono fatto lo sconto ... ci deve essere la molla…stringi e allarghi…"

Le ditte prese di mira erano soprattutto quelle del settore edile e del movimento terra

I soldi servivano per il sostentamento dei detenuti e delle loro famiglie, ma anche per garantire Cosa Nostra e le sue prospettive future.

Emblematica è la conversazione intercettata, in cui i capi famiglia affermano: “Certi negozi vogliono fatto lo sconto. Se dobbiamo prendere sempre il coltello, quelli saltano il vallone e se ne vanno dall’altra parte. In sostanza ci deve essere la molla…stringi e allarghi…come l’elastico!”.

I nominativi di tutti gli arrestati 

Sono state documentate richieste di pizzo ai danni di ventisette società appaltatrici di opere pubbliche di ingente valore. In dieci casi, la “messa a posto” è andata a buon fine. La pretesa andava dai 2.000 ai 20.000,00 euro. Per realizzarle, gli indagati hanno posto in essere - secondo la ricostruzione dei carabinieri del reparto Operativo e della Dda - i più disparati atti intimidatori, fino ad arrivare all’incendio doloso di diverse macchine operatrici.

Le ditte prese di mira sono soprattutto quelle del settore edile e del movimento terra arrivavano dalle province di Agrigento, Palermo, Caltanissetta, Messina, Enna e Ragusa. I lavori erano stati commissionati da varie amministrazioni comunali nei più disparati territori delle province di Agrigento, Palermo ed Enna. In un caso, la messa a posto è stata tentata nei confronti di una ditta incaricata dei lavori di manutenzione straordinaria della pavimentazione stradale sull’isola di Lampedusa.

In tutti questi casi, preziosa è stata la totale sinergia tra i più specializzati organi investigativi dell’Arma e la estesa capillarità delle numerose stazioni carabinieri disseminate sul territorio. Due dei tentativi di estorsione sono stati fatti addirittura ai danni di altrettante cooperative agrigentine impegnate nella gestione dei servizi di accoglienza per immigrati richiedenti asilo, nei confronti dei cui amministratori veniva pretesa, da un lato, l’assunzione di soggetti vicini all’associazione mafiosa e, dall’altro, una percentuale per ogni ospite.

 

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