"Ecco come ci hanno razziato casa", vittime della banda in aula: imputati due mafiosi

Sotto accusa Giuseppe Infantino, 38 anni e Natale Bianchi, 42 anni, entrambi in carcere dal 26 giugno del 2012, giorno in cui è scattata l'operazione "Nuova cupola"

Natale Bianchi

"Siamo tornati in casa e ci siamo accorti che erano entrati i ladri, hanno portato via oro, gioielli e altri oggetti". Continua, in aula, la sfilata di vittime della banda che, nel 2010, razziò numerose case a San Leone.

Il processo, in corso davanti al giudice Andrea Terranova, è quello a carico di Giuseppe Infantino, 38 anni e Natale Bianchi, 42 anni, entrambi in carcere dal 26 giugno del 2012, giorno in cui è scattata l'operazione "Nuova cupola" nella quale, in seguito hanno riportato una condanna per associazione mafiosa ed estorsione. In un altro stralcio del processo è imputato Alessandro Infantino, fratello di Giuseppe, residente in Belgio dove non ha ancora ricevuto la notifica del procedimento.

L’accusa, per tutti, è di ricettazione. La vicenda risale al 18 gennaio del 2010. I carabinieri, nell’ambito di un’indagine su una serie di furti in abitazioni, perquisirono le case degli Infantino e di Bianchi, fino a quel momento coinvolti in vicende giudiziarie di spicciola criminalità, e trovarono una serie di oggetti di provenienza furtiva: bigiotteria, oggetti in oro, altri gioielli, orologi, televisori, riproduttori audio, cellulari, monete russe e una fotocamera digitale.

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Gli imputati (difesi dagli avvocati Davide Casà, Carmelita Danile, Antonino Gaziano e Vincenza Gaziano) sono stati individuati dopo una perquisizione nelle loro abitazioni. Calogero Sciascia, Salvatore Milioti, Carmela Termini e Alfonso Bugea, anziane vittime dei furti, hanno raccontato in aula le loro disavventure.

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