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L'arresto di Messina Denaro

Quel tesoro di 4 miliardi di euro fatto anche con i supermercati: quando si rischiò la "guerra" per lo scontro Capizzi-Grigoli

"Diabolik", per difendere i suoi affari e il potere che vedeva sempre più a rischio, si espose enormemente e scrisse, addirittura, a Bernardo Provenzano per dirimere la questione sorta con il mafioso riberese e con il suo "padrino" Giuseppe Falsone

Il tesoro di Matteo Messina Denaro - un patrimonio stimato in circa 4 miliardi di euro - è stato realizzato anche grazie alla grande distribuzione, attraverso la '6 Gdo' di Giuseppe Grigoli: il salumiere diventato in poco tempo il "re dei Despar". E per Grigoli, ma anche per difendere gli affari e il suo potere che vedeva sempre più a rischio, "Diabolik" si espose enormemente: scrisse, addirittura, a "Binnu" (Bernardo Provenzano ndr.) per dirimere la questione sorta con il mafioso riberese Giuseppe Capizzi e con il suo "padrino" Giuseppe Falsone.  

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La vicenda venne ricostruita grazie ai pizzini sequestrati nel covo di Montagna dei Cavalli di Provenzano e ad Antonio Giuffrè, poi divenuto collaboratore di giustizia. Il conflitto fra Giuseppe Capizzi e Giuseppe Grigoli (considerato appunto prestanome dell'allora super latitante Messina Denaro) sorse per un debito del Capizzi nei confronti di Grigoli per forniture alimentari al punto vendita Despar di Ribera. 

Il primo ottobre del 2003, Messina Denaro scriveva a Provenzano: "Passo ora a dirle il mio problema che ho nella zona di AG: c’è una persona di Castelvetrano che ha la concessione dei supermercati Despar. Anni fà questa persona ha aperto dei punti vendita in provincia di AG, in diversi paesi tra i quali Ribera. A Ribera la scelta cadde su un certo Capizzi Giuseppe, che io non conosco. Questo sig. Capizzi sin dal primo momento cominciò a fare alla persona discorsi di ‘annacamento’ generale di come ci si comporta al suo paese e via discorrendo. Ben presto si capì che il fine di questi discorsi era che lui non voleva pagare le forniture di merce, cioè voleva tutto gratis tipo che le persone lavorano per lui. Infatti circa un anno fà il sig. Capizzi doveva alla persona già 500 milioni di lire. Alchè io contattai un amico di Sambuca che conoscevo personalmente e gli spiegai il tutto. Questo amico mi fece sapere che al più presto avrebbe sistemato il tutto nelle sedi competenti. Solo che dopo alcuni giorni a S.Margherita arrestano molte persone e questo amico di Sambuca ricade in questi arresti, dunque il discorso si inabissa di nuovo con l’aggravante che stavolta io ad AG non conosco più ad alcuno". Secondo quanto scritto nel lunghissimo "pizzino", Capizzi non soltanto non avrebbe pagato, ma ha chiesto "il pizzo annuo su tutti i punti vendita Despar che ci sono ad AG. La risposta del concessionario al sig. Capizzi fù che cominci a pagare lui questo pizzo ai vari paesi con il miliardo che si è fottuto - proseguiva il pizzino di Messina Denaro a Provenzano - . Ora io prego lei di far sapere agli amici di AG, che io non conosco, tutto questo discorso, dicendo loro che io voglio indietro il miliardo di lire dal sig. Capizzi Giuseppe; se il sig. Capizzi dice che non ha i soldi si vende quello che ha e restituisce quello che di proposito ha rubato. Questa è la mia richiesta sul sig. Capizzi Giuseppe. Ora passo alla richiesta che il sig. Capizzi ha fatto al concessionario e cioè che quest’ultimo deve pagare il pizzo ad AG per tutti i Despar che ci sono. Io da parte mia non accetto alcuna richiesta da subalterni o presunti tali come il sig. Capizzi, quindi per me questo discorso sino ad ora non esiste". Messina Denaro, che vuole parlare con un suo "pari" (era all'epoca il boss di Campobello di Licata, Giuseppe Falsone, ha anche ricordato quali erano stati gli accordi presi: "Voglio precisare altresì come sono andate le cose di questi Despar ad AG. Dunque, nel 1996/97 mi sono incontrato personalmente con l’amico Fragapane ed io dissi a lui che c’era questo progetto in provincia di AG, dissi che volevo sapere nel caso la cosa andava in porto come mi dovevo comportare. La risposta dell’amico Fragapane (Salvatore Fragapane, indicato come il capo di Cosa nostra ad Agrigento ndr) fù che dato che la cosa interessava a me non c’era bisogno di niente e che mi dovevo considerare a casa mia. Lei sa che questi tipi di favore erano normali ed io con il Fragapane ero molto intimo. Questi sono i fatti di allora. Se oggi quello che decise allora l’amico Fragapane non è più valido per me va bene lo stesso e non mi offendo, sono sempre disposto a ragionare il tutto con il mio pari e a trovare un felice accordo per entrambi le parti, cioè se si deve pagare un tot l’anno non ci sono problemi, oppure se vogliono posti di lavoro non ci sono problemi, io sono disponibile a qualsiasi preferenza abbia il mio pari di AG, però prima desidero che il sig. Capizzi Giuseppe restituisca il miliardo di lire che si è rubato".

A confermare il legame fra Matteo Messina Denaro e Grigoli anche le dichiarazioni del pentito racalmutese Maurizio Di Gati che, in merito, disse: "Messina Denaro e Grigoli sono la stessa persona".

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