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Domenica, 25 Febbraio 2024
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L'arresto dell'ultimo dei Corleonesi: Matteo Messina Denaro dopo 30 anni di latitanza rinchiuso al carcere dell'Aquila

Montone griffato, cappellino e al polso un Franck Muller da 35mila euro: così è stato trovato alla clinica Maddalena di Palermo. Nel covo di Campobello di Mazara non sono state trovate armi, ma molti abiti di lusso, firmati, diversi profumi e un arredamento definito "ricercato" 

L'ultimo dei Corleonesi, Matteo Messina Denaro, è stato rinchiuso nel carcere di massima sicurezza dell'Aquila, in Abruzzo. Dopo 30 anni di latitanza, "Diabolik" ha trascorso la prima notte in carcere dopo il trasferimento da Palermo dove, alla clinica Maddalena, è stato arrestato dai carabinieri del Ros. All'Aquila sono stati detenuti numerosi boss mafiosi, da Leoluca Bagarella a Totò Riina. Il carcere dell'Aquila è sì una struttura di massima sicurezza, ma nell'ospedale del capoluogo c'è un buon centro oncologico. "Possiamo garantire che coniugheremo il diritto alla salute con l'assoluta sicurezza" nell'espiazione della pena "di un ex latitante pericoloso che è stato catturato con molta fatica dopo molti anni" - ha detto infatti Carlo Nordio, ministro della Giustizia, intervenuto a 'Radio 24 in 24 Mattino' - .

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Montone griffato, cappellino e al polso un Franck Muller da 35mila euro. "Mi chiamo Matteo Messina Denaro", dice con fare arrogante al carabiniere del Ros che lo ha arrestato. E' finita così la latitanza del "padrino" di Castelvetrano, finito in manette alle 8.20 di lunedì 16 gennaio, mentre stava per iniziare la seduta di chemioterapia alla clinica Maddalena di Palermo, una delle più note della città. I pazienti, tenuti fuori dalla struttura per ore, si sono resi conto solo dopo di quanto era accaduto e hanno applaudito i militari ringraziandoli. Stessa scena fuori dalla caserma Dalla Chiesa, sede della Legione, dove il procuratore
di Palermo Maurizio de Lucia, l'aggiunto Paolo Guido, il generale del Ros Pasquale Angelosanto e il comandante palermitano del Raggruppamento Speciale Lucio Arcidiacono hanno tenuto una conferenza stampa. Una piccola folla ha atteso i pm e mostrato uno striscione con scritto: "Capaci non dimentica".

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Durante la notte, quella fra lunedì 16 e martedì 17, è stato cercato - e trovato - il covo del super latitante: si trova in pieno centro a Campobello di Mazara. All'interno del rifugio, che è stato individuato dai carabinieri del Ros, non sono state trovate armi. I carabinieri hanno invece trovato molti abiti di lusso, firmati, diversi profumi, anche questi di lusso, e un arredamento definito "ricercato".  

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Non è agrigentino. Ma è come se lo fosse, perché la sua ombra, gli interessi e le "mani" si sono sempre estese - stando a quanto venuto fuori da innumerevoli inchieste a suo carico - anche su questa provincia. Ed è proprio nell'Agrigentino che, per anni ed anni, è stato anche cercato. Si diceva che si nascondesse nella Valle del Belice. Ma s'è detto - tante le dicerie raccolte nel corso degli anni - che fosse in un casolare a Canicattì. "Diabolik", uno dei soprannomi del boss di Castelvetrano Matteo Messina Denaro, rappresenta quindi, anche per l'Agrigentino, l'ultimo dei latitanti presi. 

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Messina Denaro ha goduto di favoreggiatori anche eccellenti: "una fetta della borghesia lo ha aiutato" - ha detto il procuratore De Lucia. Ifamiliari del boss, stretti dalla morsa degli investigatori, alla fine hanno fatto l'errore fatale. Pur intuendo di essere intercettati, hanno parlato fra di loro e hanno fatto cenno alle malattie del capomafia. Indagando sui dati della piattaforma del ministero della Salute che conserva le informazioni sui pazienti oncologici, si è riusciti a stilare una lista di pazienti sospettati. Un nome ha fatto saltare sulla sedia gli inquirenti: Andrea Bonafede, parente di un antico favoreggiatore del boss. Avrebbe un anno fa subito un intervento al fegato alla Maddalena. Ma nel giorno in cui doveva trovarsi sotto ai ferri, hanno scoperto i magistrati, Bonafede era a casa sua a Campobello di Mazara. La prenotazione di una seduta di chemioterapia, con il nominativo di Bonafede, ha fatto scattare il blitz. E la notizia ha fatto, praticamente, il giro del mondo

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Per porre fine alla fuga del boss le intercettazioni "sono state uno dei pilastri dell'inchiesta. Stiamo parlando di uno strumento indispensabile e irrinunciabile per il contrasto alla criminalità organizzata di stampo mafioso. Senza le intercettazioni le indagini non si possono fare oppure non portano a nessun risultato. Questo è un discorso importante che deve essere chiaro una volta per tutte". Lo ha detto il procuratore di Palermo, Maurizio De Lucia, con riferimento all'operazione che ha portato all'arresto di Matteo Messina Denaro.

"Cosa Nostra tende a ricostruire i suoi vertici. Adesso dovrà sostituire Matteo Messina Denaro come punto di riferimento per i grandi affari. C'è già chi è pronto a prendere il suo posto". Da qui il monito del procuratore: "Se qualcuno pensa che la partita contro la mafia sia vinta, si sbaglia di grosso. Ora si sposta sulla caccia alla rete di protezioni e connivenze che hanno permesso a Messina Denaro di restare latitante per trent'anni", sottolinea il magistrato che ha coordinato le indagini sulla cattura del padrino.

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