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Dettagli emersi dalle inchieste

L'identikit di Messina Denaro: un playboy amante delle belle donne, coinvolto in festini hard e con un patrimonio di 4 miliardi di euro

"Con le persone che ho ammazzato io potrei fare un cimitero" - aveva scritto in uno dei tanti pizzini sequestrati durante le retate antimafia

Un playboy, amante delle belle donne, coinvolto in festini hard organizzati a Palermo da signore di una certa età dell'alta borghesia con studenti universitari. Un uomo ricchissimo, si parla di un patrimonio di 4 miliardi di euro, - al momento dell'arresto aveva un orologio di circa 30-35 mila euro -, dedito a traffici di droga, estorsioni, riciclaggio nei settori più disparati. Uno che ha ammesso, in un pizzino, "Con le persone che ho ammazzato io potrei fare un cimitero". L'identikit del boss sanguinario, che ha avuto anche discussioni di carattere familiare, è emerso dalle tante lettere scritte, e sequestrate durante le retate antimafia, nei 30 anni di latitanza.

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Quella figlia ignorata

"Devi dire a tuo fratello che ha una figlia che a dicembre ha compiuto 11 anni e che è arrivato il momento che qualcosa pure a lei la scriva, perché adesso la ragazzina inizia a fare domande sul padre e lui non può continuare a ignorarla come ha sempre fatto, dimenticandosi anche del compleanno della figlia". Il fratello tenta di trovare scuse alle mancanze di Matteo: "Si vede che nel posto in cui si trova non può scrivere, non può mandare nulla". Dalla relazione con Francesca Alagna nel 1996 Messina Denaro ha avuto una figlia Lorenza. Mai conosciuta, ha confidato a un amico, anche se la donna e la ragazza sono state accolte sin dal primo momento a casa della madre del boss a Castelvetrano. Se ne sono andate solo nel 2013. Non è stato mai chiarito se sia stato un atto di ribellione della ragazza o, come appare più probabile, una scelta causata dal fatto che madre e figlia non riuscivano più a vivere in una casa assediata da polizia e carabinieri. Nel 2021 Lorenza ha avuto un bimbo che non si chiama Matteo come il nonno. 

Le lettere e gli amori del boss 

Nella corrispondenza sequestrata in casa di Filippo Guttadauro, cognato e ufficiale di collegamento tra il boss latitante e il suo mondo, ci sono anche le appassionate lettere d'amore inviate a Matteo da una delle donne alle quali è stato legato sentimentalmente, Maria Mesi: "Ti amo e ti amerò per tutta la vita. Dal profondo del mio cuore ti amo, ti mando tantissimi baci. Tua per sempre". E un'altra missiva, inviata questa volta dal boss alla donna, svela invece una passione inedita del boss, quella per i videogiochi:  "Desidero tanto farti un regalo. Sai, ho letto che è uscita la cassetta di Donkey Kong 3 e non vedo l'ora che sia in commercio per comprartela. Quella del Secret of Mana 2, ancora non è arrivata...".  

All'inizio fu Andrea, una giovane austriaca che gli aveva fatto perdere la testa. Poi è arrivata Francesca, che a Matteo Messina Denaro ha dato anche una figlia. Quindi, Maria che s'è presa anche una condanna per favoreggiamento per averlo ospitato e accompagnato durante la latitanza. Tra tutte le donne che gli sono state attribuite, Maria Mesi è quella che forse ha contato di più nella vita di Messina Denaro. Certamente quella - si firmava "Mari" o "Mariella" - che non gli ha fatto mancare appassionate attestazioni di amore. 

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Le vacanze di "Diabolik"

Con Maria, "Diabolik" ha condiviso rari momenti di evasione e vacanze. Come quella di agosto 1995 in un residence messo a disposizione dal boss Vito Mazzara (il mandante dell'uccisione di Mauro Rostagno) a San Vito Lo Capo. In questo ambiente, che era quello del suo regno criminale, Matteo Messina Denaro poteva muoversi con temeraria sicurezza perché era circondato da amici e fiancheggiatori fidati. Più rischiosa perché affrontata senza alcuna rete protettiva la vacanza in Grecia dell'anno prima, che il boss aveva organizzato sotto il falso nome di Matteo Cracolici e sempre con la compagna. Denaro ebbe anche un'altra storia importante: quella con Francesca Alagna, sorella del commercialista di fiducia dell'ex patron della Valtur, Carmelo Patti, sospettato di essere un prestanome del padrino. 

Gli affari miliardari di Matteo

Una parte della fortuna del boss è stata fatta con investimenti nelle rinnovabili, in particolare l'eolico, settore "curato" per il boss dall'imprenditore trapanese Vito Nicastri, l'ex elettricista di Alcamo e pioniere del green in Sicilia, che per anni avrebbe tenuto le chiavi della cassaforte del capomafia. Ma anche l'edilizia e la grande distribuzione, attraverso la '6 Gdo' di Giuseppe Grigoli, il salumiere diventato in poco tempo il re dei Despar nell'isola al quale furono sequestrati beni - di proprietà del boss secondo i magistrati - per 700 milioni. E il turismo: ci sarebbero stati i soldi del capomafia, secondo i pm, nell'ex Valtur, un colosso del valore di miliardi di proprietà di Carmelo Patti, l'ex muratore di Castelvetrano divenuto capitano d'azienda che, come Al Capone, finì nei guai per un'accusa di evasione fiscale. L'ombra di Matteo, raccontano le inchieste, si allungherebbe anche dietro al patrimonio di Giovanni Savalle, ragioniere iscritto all'albo dei commercialisti divenuto proprietario del resort Kempisnky di Mazara del Vallo. La Finanza gli sequestrò 60 milioni. A parlare dei rapporti tra Savalle e il capomafia di Castelvetrano fu il medico affiliato alla 'ndrangheta Marcello Fondacaro, che ha raccontato di un progetto imprenditoriale del boss trapanese: un villaggio a Isola Capo Rizzuto che prevedeva la partecipazione al 33% di Cosa nostra e 'Ndrangheta.

I soldi che gli vennero affidati da Totò Riina

Le ricchezze di Matteo Messina Denaro sarebbero enormi. La stima parla di circa 4 miliardi di euro. A partire dai soldi che gli sarebbero stati affidati da Totò Riina. "Se recupero pure un terzo di quello che ho sono sempre ricco", diceva il capomafia corleonese, intercettato, parlando durante l'ora d'aria con un altro detenuto. "Una persona responsabile ce l'ho e sarebbe Messina Denaro. Però che cosa fa per ora questo Matteo Messina Denaro non lo so. Suo padre era uno con i coglioni" , spiegava all'amico mostrando una qualche diffidenza sulla capacità gestionale del boss trapanese. E rivelando che parte del suo patrimonio potrebbe essere stato affidato proprio agli alleati di Castelvetrano. 

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