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Martedì, 17 Maggio 2022
Mafia Alessandria della Rocca

Mafia, quell'omicidio ad Alessandria della Rocca che aprì la pista agli inquirenti

Pietro Chillura è stato ucciso nel 2005, al Cimitero di Alessandria. I mandanti e gli esecutori non sono stati mai trovati. Ma le parole dei familiari, insieme a quelle - pesantissime - dei collaboratori di giustizia, hanno permesso di far ricostruire ai carabinieri la consorteria mafiosa aleassandrina

Le dichiarazioni della madre e della sorella della vittima hanno messo una marcia in più all'indagine. Pietro Chillura è stato ucciso nel 2005, al Cimitero di Alessandria della Rocca, dove lavorava. I mandanti e gli esecutori non sono stati mai trovati. Ma le parole dei familiari, insieme a quelle – pesantissime – dei collaboratori di giustizia (come Maurizio Di Gati, Pasquale Salemi, Alfonso Falzone e Giovanni Brusca), hanno permesso quantomeno di far ricostruire ai carabinieri del Reparto operativo di Agrigento la consorteria mafiosa di Alessandria della Rocca

"Aliscianniri", gli arrestati

L'operazione di questa notte, chiamata per l'appunto "Aliscianniri", nome in dialetto del piccolo centro montano in provincia di Agrigento, ha fatto stringere le manette ai polsi di tre presunti componenti della famiglia mafiosa di quel centro, individuati grazie al lavoro degli uomini del tenente colonnello Salvo Leotta e del capitano Nicolò Pisciotta. 
 
L'ordinanza, emessa dal gip del Tribunale di Palermo, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, è destinata anche ad un quarto soggetto, tutt'ora irreperibile. Gli arrestasti sono Giuseppe Comparetto, 86 anni; Gaetano Sedita, 70 anni, e Domenico Ligammari, 76 anni. Per quest'ultimo e Comparetto, entrambi già uomini d'onore, il giudice ha disposto gli arresti domiciliari. Per Sedita, invece, che è stato anche rappresentante della consorteria alessandrina, l'ordinanza prevedeva la carcerazione. A tutti viene contestato il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso.

Operazione "Aliscianniri", la conferenza stampa

Le indagini partirono all'indomani dell'omicidio di Chillura, avvenuto il 7 agosto del 2005. Gli inquirenti cercavano gli esecutori e i mandanti, ma l'inchiesta ha permesso di disegnare la famiglia mafiosa che ancora operava nella zona montana, con pressioni economiche e metodologie tipicamente mafiose.
 
"L'età dei soggetti non deve trarre in inganno – ha spiegato il colonnello Riccardo Sciuto, comandante provinciale dei carabinieri di Agrigento - . L'operazione testimonia che gli anni passano, ma che la giustizia trionfa sempre e comunque: il conto per simili azioni, comunque, si paga".
 
Secondo le indagini, Pietro Chillura è stato ucciso dopo aver fatto "resistenza" ad un ordine di omicidio. Non voleva, praticamente, commettere un delitto che gli era stato ordinato dall'allora capofamiglia Emanuele Sedita. "Se vuoi, io lo faccio. Ma con me dev'esserci tuo figlio" aveva risposto la vittima al Sedita. Quella frase non è "andata giù" a nessuno; Chillura, da quel momento, veniva visto con occhi diversi dai componenti dell'organizzazione. Tanto da decidere di farlo fuori, specie dopo aver intuito la possibilità che lo stesso iniziasse a collaborare con le forze dell'ordine.
 
L'inchiesta ha complessivamente coinvolto otto persone, indagate dalla Dda e dai carabinieri, ma l'ufficio del gip ha accolto solo quattro richieste, emettendo così per loro l'ordinanza di custodia cautelare.
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