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L'ordinanza

Operazione antimafia "Condor", ecco le accuse di Dda e gip a carico degli indagati

A Nicola Ribisi, in qualità di promotore, viene contestato di "essersi occupato del sostentamento economico dei sodali detenuti e della raccolta di denaro, a ciò funzionale, provento di attività illecite gestire dalla cosca, nonché ricerca di nuovi soggetti da affiliare"

Cinque in carcere, 4 ai domiciliari e un obbligo di dimora. Queste le misure cautelari, firmate dal gip del tribunale di Palermo Filippo Serio su richiesta della Dda di Palermo, eseguite, all'alba, dai carabinieri. I destinatari delle misure sono indiziati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Ecco, nello specifico, quali sono i capi d'accusa formulati dal giudice per le indagini preliminari nelle pagine dell'ordinanza.  

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Nicola Ribisi è stato ritenuto - dalla Dda e dal gip del tribunale di Palermo - il "promotore ed organizzatore della famiglia mafiosa di Palma di Montechiaro, organizzando e partecipando ad incontri e riunioni riservate con altri membri dell'organizzazione finalizzate alla trattazione e alla risoluzione di vicende di interesse associativo quali i rapporti da mantenere con taluni esponenti di vertice della Stiddra, la definizione delle sfere di influenza territoriale delle diverse famiglie; il controllo delle attività produttive". Sempre a Ribisi viene contestato di "essersi occupato del sostentamento economico dei sodali detenuti e della raccolta di denaro, a ciò funzionale, provento di attività illecite gestire dalla cosca, nonché - scrive il giudice -  ricerca di nuovi soggetti da affiliare e avere mantenuto il controllo sulla gestione di talune delle principali attività economiche nel territorio di Palma di Montechiaro e sulle dinamiche criminali comuni nel medesimo territorio". 

Domenico Lombardo è stato ritenuto - da investigatori e inquirenti - "partecipe della famiglia mafiosa di Favara": "Ha mantenuto, quale uomo di fiducia del capo famiglia di Favara, Giuseppe Sicilia, contatti con esponenti di altre famiglie mafiose, partecipando ad incontri riservati finalizzati alla trattazione di vicende di interesse per l'intera associazione attivandosi per preservare la segretezza delle comunicazioni tra gli associati ed eludere le attività di indagine. Ed ancora - scrive il gip - per avere contribuito ad assicurare alla famiglia di Favara il controllo delle attività criminali sul territorio di Favara, nonché il controllo sulle attività economiche mediante la consumazione delle cosiddette 'messe a posto' ad imprenditori operanti nel territorio di Favara". 

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Giuseppe Chiazza è stato ritenuto - dalla Dda e dal gip - responsabile di "aver mantenuto, attraverso il continuo scambio di comunicazioni, un costante collegamento con altri associati, occupandosi del sostentamento economico dei sodali detenuti mediante il ricavato delle molteplici attività di 'messa a posto' ai danni di imprenditori e camionisti che egli realizzava personalmente ed ancora per aver mantenuto, per conto dell'associazione, il controllo sulla gestione di talune delle principali attività economiche sul territorio di Palma di Montechiaro e di Licata". 

Giuseppe Sicilia e Domenico Lombardo "in concorso tra di loro, mediante violenza e minaccia, costringevano" imprenditori "ad assumere in società di Favara, un operaio, procurando a sè stessi un ingiusto profitto con altrui danno". Gli stessi indagati sono stati ritenuti responsabili - scrive il gip Filippo Serio - d'aver "costretto a versare un importo non precisato a fronte di lavori che la società si era aggiudicata, il 24 aprile 2019, per appalto di rifacimento manto stradale di alcune vie di Ravanusa". 

Domenico Lombardo, Giuseppe Sicilia, Ignazio Sicilia e Salvatore Galvano "in concorso fra loro cagionavano l'incendio della sede operativa secondaria di una ditta utilizzata come deposito di autovetture rottamate, provocando la distruzione completa di 12 veicoli, danno stimato 20 mila euro" - ha scritto il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Palermo - . 

Giuseppe Chiazza, in concorso con altri, ha "costretto (omissis) ad astenersi dalla partecipazione all'asta giudiziaria immobiliare senza incanto per la vendita della proprietà di un terreno agricolo di Licata, procurando - scrive sempre il gip - un ingiusto profitto" ad altri. 

Giuseppe Chiazza e Baldo Carapezza "compivano atti idonei e diretti in modo non equivoco a procurarsi - è riportato nel provvedimento - per sè e per altri un ingiusto profitto, richiedendo a imprenditore la somma di 4 mila euro con cadenza quindicinale". 

Giuseppe Chiazza "chiedeva - stando a quanto riportato nelle pagine dell'ordinanza di custodia cautelare - a gestore di numerose apparecchiature elettroniche da intrattenimento, installate in esercizi commerciali di Licata e Palma di Montechiaro, la consegna di un importo non precisato". 

Luigi Montana "con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso aiutava il capo della famiglia mafiosa di Ravanusa e Giuseppe Sicilia (capo della famiglia mafiosa di Favara) ad eludere le investigazioni dell'autorità, sia - scrive il gip - svolgendo il ruolo di intermediario per le reciproche comunicazioni, sia occupandosi della bonifica dei veicoli da essi utilizzati e dei luoghi deputati alle riunioni tra uomini d'onore". 

Francesco Centineo "perché illecitamente vendeva e cedeva a Giovanni Gibaldi un quantitativo imprecisato di sostanza stupefacente del tipo cocaina". Fatti commessi a Palermo il 6 e 7 agosto 2021. Ma ha - stando all'accusa di Dda e gip - "dichiarato falsamente la propria identità ai carabinieri di Licata". 

Giovanni Gibaldi "perché, per conto dell'associazione, illecitamente acquistava e trasportava, da Palermo a Palma di Montechiaro e Licata, - scrive il gip - la sostanza stupefacente, del tipo cocaina, cedutagli da Centineo".  

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