Lunedì, 17 Maggio 2021
Mafia Piazza Armerina

Mafia, latitante del clan "Ragaglia" catturato a Licata

Francesco Rosta, 74 annni, di Randazzo (Catania), era ricercato dal settembre scorso. I carabinieri lo hanno fermato mentre usciva da un supermercato di Licata dopo aver fatto la spesa

Francesco Rosta, 72 annni, di Randazzo (Catania), ritenuto elemento di spicco del clan "Ragaglia"

I carabinieri del Reparto operativo di Catania, unitamente ai colleghi del Ros e a quelli della Compagnia licatese, hanno arrestato ieri sera a Licata il latitante Francesco Rosta, 72 annni, di Randazzo (Catania), ritenuto dagli investigatori elemento di spicco del clan "Ragaglia" e ricercato dal settembre scorso.

L’uomo è stato fermato ieri sera, intorno alle 19, mentre usciva da un supermercato di Licata dopo aver fatto la spesa.

Rosta è stato localizzato in una abitazione di Trazzera Piazza Armerina, a Licata. Assieme a lui c'era anche un'anziana marocchina che al momento non è indagata. Così come non è indagato il proprietario della casa, che avrebbe affittato l'appartamento senza sapere chi fosse Rosta.

L’INCHIESTA. Il 22 settembre del 2014, infatti, i carabinieri hanno eseguito otto ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del Tribunale di Catania a carico di altrettanti soggetti legati al clan mafioso dei “Ragaglia”, operante a Randazzo e zone limitrofe, ai quali sono contestati a vario titolo i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, furto, estorsione, usura e sequestro di persona. Si trattava di un’associazione criminale armata legata alla famiglia catanese dei “Laudani” meglio nota come dei “Mussi ‘i ficurinia”, dedita a tutte le attività finalizzate all’arricchimento del sodalizio, al controllo del territorio e all’acquisizione, controllo e gestione del tessuto economico locale. 

Le indagini hanno avuto inizio nel 2011 e si sono protratte sino al 2013, quando i carabinieri della Compagnia di Randazzo (Catania) hanno monitorato, con indagini tecniche e di tipo tradizionale, le attività del sodalizio criminale e dei suoi associati. Le risultanze investigative hanno confermato in pieno la vitalità e l’operatività del clan, articolato nella classica struttura il cui ruolo apicale era esercitato da Claudio Ragalia, classe ’69, chiamato dagli altri “il direttore”, affiancato nell’attività di direzione proprio da Francesco Rosta.

Le indagini hanno permesso di evidenziare il tentativo del gruppo criminale di assumere il controllo del territorio, oltre che col controllo di ogni attività illecita anche mediante l’accurata gestione dei rapporti con altri gruppi criminali limitrofi. 
La forza intimidatrice del clan, specie in occasione del recupero delle somme concesse ad usura, si è manifestata con particolare violenza tanto che, in uno degli episodi contestati, la vittima è stata sequestrata, obbligata a salire in auto e, una volta condotta in un casolare, legata, picchiata e minacciata di morte con una pistola.
 
I riscontri investigativi, caratterizzati anche da attività tecniche di intercettazioni ambientali e telefoniche, avevano permesso di ricostruire minuziosamente i ruoli e il vissuto criminale del clan, evidenziando anche la particolare accortezza degli associati nell’evitare i controlli delle forze dell’ordine.

La cattura di Francesco Rosta, ritenuto elemento di vertice del clan Ragaglia, articolazione dell’organizzazione mafiosa dei Laudani operante nel territorio di Randazzo, è stata effettuata dai carabinieri del Reparto operativo di Catania - con l’ausilio dei colleghi del Ros e della Compagnia di Licata -  all’esito di un’attività d’indagine sviluppata dal Nucleo investigativo di Catania fin dal settembre del 2014 che ha consentito di localizzarlo a Licata. 

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