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“Emigrazione criminale” verso il Nord Italia, gli uomini di Cosa Nostra cercano nuovi orizzonti

Non soltanto la proiezione verso i Paesi del Nord America e dell'America Latina come Venezuela e Brasile e verso il Nord Europa, con particolare riguardo verso Germania e Belgio, i boss dopo le scarcerazioni provano a trasferire gli interessi illeciti laddove non siano immediatamente riconoscibili

Non soltanto .la proiezione verso i Paesi del Nord America e dell'America Latina come Venezuela e Brasile e verso il Nord Europa, con particolare riguardo verso Germania e Belgio. Nel primo semestre del 2020, secondo quanto emerge dalla relazione della Dia di Agrigento, si è registrata una sorta di “emigrazione criminale” verso il Nord Italia.

Emigrazione "che consegue alla volontà di ampliare la rete relazionale e l’area di influenza - scrivono dalla Direzione investigativa antimafia, di cui è responsabile il vice questore Roberto Cilona - . Significativa è al riguardo la circostanza che numerosi sono gli appartenenti a consorterie mafiose agrigentine che, a seguito della scarcerazione, eleggono il domicilio in città del centro e del nord Italia. Una scelta che, verosimilmente, sottende alla ravvisata opportunità di ampliare o di trasferire i propri interessi illeciti in altre regioni dove il fenomeno mafioso risulta spesso non immediatamente riconoscibile".

"In altri casi è da sottolineare la rilevanza delle scarcerazioni di importanti uomini d’onore che, facendo ritorno al territorio d’origine, intendono riconquistare l’antico potere anche in forza di personali contatti con altre consorterie, in tal modo potendo aumentare il prestigio e la forza delle articolazioni d’appartenenza. Al riguardo, è opportuno rammentare, per la particolare rilevanza, - scrive la Dia - alcuni aspetti dell’operazione 'Passepartout' del novembre 2019, che ha, tra l’altro, disvelato obiettivi criminali di rilevanza strategica, tra i quali la ricostituzione di una rete di relazioni anche di carattere internazionale. Sono stati infatti documentati i rapporti intrattenuti da affiliati a Cosa Nostra di Sciacca con soggetti mafiosi operanti nel territorio di Porto Empedocle, Castelvetrano, Castellammare del Golfo e con taluni personaggi contigui alla famiglia mafiosa Gambino di New York, nonché con associati mafiosi agrigentini emigrati in Canada e negli Stati Uniti d’America, al fine di intraprendere e controllare nuove attività economiche".

Interessi e business

I boss continuano ad essere interessati ad attività criminali tradizionali ed altre più innovative. Significativa la capacità di Cosa Nostra agrigentina - conferma anche la relazione del primo semestre del 2020 della Dia - di condizionare l’attività politico– amministrativa degli enti pubblici territoriali per l’accaparramento degli appalti pubblici attraverso l’infiltrazione, il condizionamento o la corruzione della pubblica amministrazione. "Recenti attività investigative hanno anche documentato come l’ingerenza della mafia agrigentina nel tessuto politico-imprenditoriale si avvalga anche delle reti relazionali di soggetti appartenenti a logge massoniche - scrive la Dia di Agrigento - . Le ingerenze criminali si realizzano, inoltre, tramite la consueta pressione estorsiva sulle attività imprenditoriali esercitata con danneggiamenti e minacce di vario genere. Tale pratica illecita è decisa nei confronti delle imprese edili inserite in un settore che risulta condizionato anche da una consolidata prassi criminale di controllo degli impianti di produzione di calcestruzzo. Nel semestre, e a seguito della costante attività di monitoraggio effettuata dalla Prefettura a cui la Dia partecipa nell’ambito dei gruppi interforze, è stato emesso - viene spiegato - un provvedimento interdittivo a carico di un’impresa edile ubicata nel comune di San Biagio Platani per infiltrazioni mafiose". Resta naturalmente lo spaccio, e i traffici, di stupefacenti. Ma c'è anche "l’interesse delle consorterie per il controllo del gioco d’azzardo, mentre l’impegno criminale nel narcotraffico evidenzia la necessità di considerare la proiezione delle consorterie all’estero agevolata dalla forte emigrazione agrigentina verso i Paesi dell’America e dell’Europa che ha portato alla ricostituzione all’estero - scrive la Dia - di aggregati delinquenziali aventi stretti legami con quelli d’origine, dai quali mutuano caratteristiche, interessi e metodi criminali e per i quali rappresentano utili punti di riferimento". 

La ricerca di nuove modalità di arricchimento porta, poi, i criminali agrigentini, anche non intranei a consorterie mafiose, ad agire fuori provincia in sinergia con le famiglie di altre aree siciliane e con altre realtà criminali operanti in diverse regioni del Paese. L’operazione “Sorella Sanità”, del 21 maggio 2020, ne è eloquente dimostrazione. "In questo caso a risultare coinvolto è un libero professionista agrigentino, esponente di quell’imprenditoria grigia che - ricostruisce la Dia di Agrigento - intrattiene relazioni d’affari con la criminalità organizzata. Le investigazioni hanno nella circostanza accertato l’esistenza di un circuito corruttivo che condizionava le gare indette dalla centrale unica di committenza della Regione Siciliana e dall’Asp 6 di Palermo per un valore stimato di quasi seicento milioni di euro. Fra gli arrestati figura un imprenditore agrigentino, rappresentante legale di una serie di società attive nel settore sanitario e ritenuto collettore delle tangenti, nonché interlocutore privilegiato - scrive la Dia - degli operatori economici che intendevano aggiudicarsi importanti appalti e/o ottenere lo 'sblocco' di pagamenti. Aggiornata testimonianza dell’interesse verso il settore dei pubblici appalti è fornita dall’operazione 'Waterfront', del 28 maggio 2020, che ha ulteriormente confermato la sinergia esistente tra imprenditori agrigentini spregiudicati e consorterie operanti in altre regioni".

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