Mafia, la maxi inchiesta "Kerkent": Massimino chiede la scarcerazione al riesame

La difesa: "Già giudicato per questi fatti, nessuna prova di un suo reinserimento in Cosa Nostra"

Antonio Massimino

“Antonio Massimino è stato già giudicato e condannato per associazione mafiosa e le nuove indagini non provano il suo reinserimento nell’organigramma di Cosa Nostra. Per quanto riguarda le contestazioni di sequestro e violenza sessuale, sono del tutto infondate e il suo accusatore è stato già denunciato da tante persone”.

L'inchiesta "Kerkent", il gruppo di Massimino spacciava anche in discoteca

L’avvocato Salvatore Pennica prova a far annullare l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il personaggio chiave della maxi inchiesta antimafia “Kerkent”, che all’alba del 4 marzo ha fatto scattare 32 arresti nei confronti del clan che il cinquantunenne capomafia di Villaseta avrebbe messo in piedi dopo avere scontato la seconda condanna rimediata nell’ambito dell’operazione “San Calogero”.

"Legami con la 'Ndrangheta? No, solo amicizie calcistiche"

Fra le accuse, oltre quella di avere messo in piedi un vasto giro di narcotraffico, con diversi canali, compreso quello vicino alla ‘Ndrangheta, anche quella di avere sequestrato un trentottenne di Raffadali vicino alla cosca, che aveva truffato il commerciante di auto Salvatore Ganci, 45 anni, per costringerlo a restituire la vettura comprata con un assegno falso. Dopo averlo portato con una scusa in un casolare e minacciato con la pistola, avrebbe fatto prelevare la moglie del truffatore dal ventottenne Gabriele Miccichè e l’avrebbe insultata e palpeggiata. “Sono accuse false – ha ribadito l’avvocato Pennica ai giudici del riesame – che l’indagato ha respinto con sdegno”.

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Droga non pagata, scatta la rappresaglia

Massimino, per la prima volta dopo un quarto di secolo di silenzio giudiziario in tutti i processi, ha deciso di rispondere alle domande del gip Alessandra Vella, in occasione dell’interrogatorio di garanzia per rogatoria, e ha smentito con sdegno le accuse di violenza dicendo che l’uomo che lo accusa “vuole solo accreditarsi come collaboratore di giustizia. 

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