Mafia, la maxi inchiesta "Kerkent": confermati quattro arresti

Primi verdetti del tribunale del riesame chiamato a pronunciarsi sui ricorsi della difesa

L'autolavaggio di Villaseta dove si sarebbero svolti i summit

L'inchiesta antimafia "Kerkent", continuano le udienze al tribunale del riesame dove la difesa chiede l'annullamento delle ordinanze cautelari per i presunti affiliati del clan Massimino. Ieri mattina sono state discusse molte altre posizioni. Giuseppe Tornabene, 35 anni, di Agrigento, accusato di essere un componente dell’organizzazione dedita al narcotraffico mafioso, secondo gli inquirenti avrebbe fatto anche da autista a Massimino in una trasferta palermitana organizzata per acquistare un carico di droga. “Con Massimino – ha spiegato il suo difensore, l’avvocato Daniela Posante – aveva solo un rapporto personale e familiare visto che era amico dei suoi figli che nulla c’entra con la droga”.

Cade accusa principale per Puntorno

Una tesi simile è stata ribadita in aula dall’avvocato Santo Lucia, difensore del commerciante Angelo Cardella, 45 anni, di Porto Empedocle. “La droga l’acquistava per uso personale, lo ha ammesso lui stesso. Per il resto c’erano solo rapporti personali e amicali con Massimino ma non aveva alcun ruolo nei suoi presunti affari illeciti”.

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"Legami con la 'Ndrangheta? Macchè, solo amicizia per ragioni calcistiche"

Confermati quattro provvedimenti restrittivi: Vincenzo Sanzo, 37 anni, di Agrigento; Antonio Messina, 61 anni, di Agrigento; Francesco Luparello, 44 anni, di Realmonte e Valentino Messina, 45 anni, di Porto Empedocle. I primi due sono finiti in carcere, gli altri due ai domiciliari. Sempre ieri sono state discusse le posizioni di Jamese Burgio, 26 anni, di Porto Empedocle; Angelo Iacono Quarantino, 28 anni, di Porto Empedocle; Gerlando Massimino, 31 anni, di Agrigento, figlio di Antonio; Francesco Vetrano, 33 anni, di Agrigento e Gabriele Miccichè, 28 anni, di Agrigento. Il riesame deciderà nelle prossime ore. 
 

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