"Giro di droga e armi fra Agrigento e Favara", il caso approda dal gup

Si tratta di una costola dell'inchiesta "Kerkent": una terza posizione era stata archiviata

Spaccio di droga fra Agrigento e Favara, in due davanti al gup. Approda in aula una costola dell’inchiesta “Kerkent” che ha sgominato il clan che sarebbe stato allestito dal boss Antonio Massimino, tornato operativo nel 2015 dopo avere rimediato la seconda condanna nell’ambito dell’operazione “San Calogero”.

Il procedimento, aperto ieri davanti al giudice dell’udienza preliminare Alessandra Vella, nulla c’entra con la mafia ma l’attività di indagine ha portato ad alcuni segmenti processuali per vicende legate alla droga o alla violazione della normativa in materia di armi. Angelo Schillaci, 23 anni, di Agrigento e Salvatore Sicilia, 34 anni, di Favara, vanno sotto processo con l'accusa di detenzione ai fini di spaccio di droga e detenzione illegale di munizioni.

L'indagine, svolta sul campo dai carabinieri, avrebbe sgominato un presunto giro di spaccio fra il campo sportivo, Fontanelle e Favara. La posizione di un terzo indagato, Simone Gariboli, agrigentino, di 20 anni è stata archiviata. I carabinieri hanno eseguito alcune perquisizioni nelle abitazioni di Schillaci e Sicilia trovando, in tutto, circa 160 grammi di marijuana e hashish oltre a del materiale utilizzato per confezionare e tagliare la droga.

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Nell'abitazione di Sicilia sono state trovate anche 506 cartucce di diverso calibro non denunciate. In precedenza l'avvocato Monica Malogioglio ha chiesto che, per Schillaci, venga dichiarato il non doversi procedere in quanto "già giudicato per questi fatti". La difesa di Sicilia, affidata all'avvocato Giuseppe Barba, ha chiesto invece il giudizio abbreviato. Entrambe le posizioni saranno discusse il 15 maggio e in quella data potrebbe esserci la decisione di entrambi gli stralci processuali. 
 

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