Summit al cimitero fra Massimino e Lombardozzi: il benestare arrivò dal vecchio boss

Operazione "Kerkent", le intercettazioni fanno emergere il ruolo del capomafia, morto due anni fa, nella definitiva ascesa al potere del villasetano

Cesare Lombardozzi

Antonio Massimino al vertice della famiglia di Agrigento-Villaseta per volere del boss Lillo Lombardozzi. Ne sono convinti gli inquirenti: l’anziano leader di Cosa Nostra, nel 2015, due anni prima di morire, avrebbe dato l’imprimatur, al cinquantenne per prendere quello che per anni era stato il suo posto.

"Anche i Messina sono assoggettati a Massimino"

Ma non lo avrebbe fatto senza perplessità, visto che Massimino sembrerebbe avere un carattere irascibile e un’indole del tutto diversa da quella del riflessivo Lombardozzi che si sarebbe impegnato pure per tenere fuori dalle vicende mafiose il fratello del genero, Luca Siracusa, finito agli arresti domiciliari all’alba di ieri nell’operazione “Kerkent”. 

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Gli inquirenti ne sono convinti dal contenuto di alcune intercettazioni.  “Proprio dalla viva voce di Antonio Massimino - sottolineano - si potevano apprendere alcuni elementi di importanza decisiva con riguardo ai suoi rapporti su questioni di chiara natura mafiosa con Lillo Lombardozzi, che peraltro Massimino confidava di avere incontrato periodicamente con modalità assolutamente riservate (in una cappella cimiteriale) per discutere di vicende funzionali per le dinamiche associative". 

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