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Corte di appello

Carriera politica con i voti dei boss? La difesa di Sodano: "Non ci fu mai alcun patto"

L'avvocato Antonino Mormino ha replicato al pg che ne aveva chiesto la condanna a 6 anni per concorso esterno in associazione mafiosa

"Non c'è stato alcun accordo elettorale fra Calogero Sodano e le cosche mafiose di Agrigento, le indagini e il processo non hanno mai provato nulla di tutto questo": l'avvocato Antonino Mormino replica così al sostituto procuratore generale di Palermo, Giuseppe Fici, che aveva chiesto la condanna dell'ex sindaco e senatore accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. 

La prima elezione diretta per il sindaco di Agrigento, nel 1993, la seconda del 1997 nonchè le Europee del 1999 e le elezioni del 2001 per il parlamento, secondo il magistrato che rappresenta l'accusa in appello, furono condizionate dalla mafia che votò e fece eleggere (tranne in un caso, nel 1999) Calogero Sodano.

Il pg ha chiesto di ribaltare la sentenza di primo grado, che lo assolveva, e condannarlo a 6 anni di reclusione per l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. L'esperto uomo politico agrigentino sarebbe stato sostenuto da Cosa Nostra sia in occasione delle elezioni del 1993, quando battè per una manciata di voti Arnone, allora presidente regionale di Legambiente e ora parte civile nel processo, che in futuro.

"Non sussiste in nessun modo il reato di concorso in associazione mafiosa perchè Sodano non scese mai a patti con i boss nè tantomeno ricambiò alcun favore. La sentenza di primo grado che lo assolve ricostruisce perfettamente il contesto". 

Sodano, secondo l'accusa, dopo essere stato eletto sindaco, avrebbe ricambiato il favore indirizzando a imprese legate alla mafia gli appalti per la costruzione del depuratore del Villaggio Peruzzo, per i lavori di urbanizzazione di Favara ovest e per la gestione dei rifiuti.

Gli accordi per farsi eleggere sindaco per la seconda volta nel 1997, per candidarsi alle Europee nel 1999 e per approdare al Senato nel 2001 avrebbero avuto come contropartita l’affidamento dei lavori di riqualificazione di Villaseta e Monserrato al consorzio Ecoter, ritenuto vicino al boss Cesare Lombardozzi morto nel 2017. In appello è stata riaperta l'istruttoria e sono stati ascoltati alcuni collaboratori di giustizia, fra cui Alfonso Falzone e Luigi Putrone.

Il processo è stato aggiornato al 6 febbraio per le eventuali repliche e la sentenza. 

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