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Lunedì, 16 Maggio 2022
Mafia Favara

"Abuso edilizio nella casa di campagna", il pentito Quaranta a processo

L'udienza slitta per motivi di sicurezza: imputati anche la moglie, un operaio e i responsabili di un'impresa

L’ex capo della famiglia mafiosa di Favara, Giuseppe Quaranta, debutta in aula nella sua nuova veste di collaboratore di giustizia. Lo ha fatto ieri mattina, davanti al giudice monocratico Giuseppe Miceli, anche se, di fatto, il suo nuovo status di “pentito” ha costretto a un rinvio per motivi di sicurezza.

L’esordio di Quaranta in questa veste è per un fatto del tutto minore: nell’ottobre del 2014 i carabinieri lo hanno denunciato per costruzione abusiva perché, nella sua abitazione di campagna di contrada Petrusa, al confine fra Agrigento e Favara ma nel territorio del capoluogo, è stato scoperto un abuso edilizio.

I militari hanno fatto un sopralluogo nella villa e hanno trovato una piattaforma di calcestruzzo di 110 metri quadrati del tutto abusiva che Quaranta e la sua famiglia avrebbero forse destinato a veranda senza, però, potere completare l’opera. Insieme a Quaranta è stata denunciata la moglie Carmela Signorino Gelo che avrebbe commissionato i lavori; Giovanni Graceffa il titolare dell’impresa che gli ha fornito il calcestruzzo, l’autista dell’impresa Pietro Martello e un operaio, Calogero Maglio, 50 anni di Favara. Un nome che ritorna perché figura nella lista degli arrestati della maxi inchiesta “Montagna”, nella quale è stato coinvolto lo stesso Quaranta. Maglio è accusato di essere un affiliato della famiglia mafiosa di Favara.

Il processo per abusivismo si doveva celebrare ieri davanti al giudice Miceli ma il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha inviato in cancelleria una nota con la quale fa presente che Quaranta “ha intrapreso un percorso di collaborazione con le autorità giudiziarie di Palermo e Reggio Calabria” e spiega che per ragioni di sicurezza non è possibile disporne il trasporto in tribunale. Nel frattempo, come da prassi quando si decide di collaborare con la giustizia, il favarese ha revocato il mandato al suo vecchio difensore Giuseppe Barba (che resta nel processo come legale dell’imprenditore) e ha dato incarico all’avvocato Gloria Lupo. Il giudice Giuseppe Miceli ha quindi dovuto fissare un’udienza del processo nell’unica aula dove è disponibile il videocollegamento. 

Si torna in aula il 22 maggio.

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