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(foto ARCHIVIO)

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Festa degli Archi di Pasqua, l'imprenditore in aula: "Sabella non mi fece alcuna richiesta"

L’ipotesi del pm della Dda, Alessia Sinatra, è che la cosca mafiosa di San Biagio abbia messo le mani, nel 2015, sulla tradizionale iniziativa

"Nessuno mi ha imposto di fare lavorare l’impresa di Filippo Cipolla, l’ho chiamato io perché aveva un camion grande che serviva per l’installazione delle strutture e perché questo lavoro lo aveva fatto prima di me e sapeva farlo bene”. L’imprenditore di Alessandria della Rocca, Federico Leo Visario, titolare di un’impresa edile col nome delle sue iniziali (Lvf), nega in aula di avere subito pressioni dal sindaco di allora Santo Sabella e dal capomafia del paese Giuseppe Nugara.

L’ipotesi del pm della Dda, Alessia Sinatra, è che la cosca mafiosa di San Biagio abbia messo le mani, nel 2015, sulla tradizionale festa degli Archi di Pasqua, simbolo del piccolo paese dell’Agrigentino in tutta la nazione. “Mi sono aggiudicato l’appalto, per un importo di 50 mila euro, partecipando regolarmente a una gara. Conoscevo tutti a San Biagio perché è un paese vicino al mio – ha aggiunto Leo Visario – e ho fatto numerosi lavori privati di ristrutturazione di prospetti”. I lavori consistevano nella collocazione delle strutture realizzate dalle confraternite. Questo appalto, secondo l’accusa, sarebbe stato condizionato dagli interessi del capomafia Giuseppe Nugara che avrebbe cercato Leo Visario attraverso il capomafia di Alessandria, Calogero Sedita, per imporgli subappalti e assunzioni. Sabella, all’epoca sindaco, secondo i pm eletto grazie a un accordo con lo stesso Nugara, avrebbe consentito a Cipolla (fratello di Vincenzo, arrestato anche lui nell’operazione “Montagna”) di iniziare i lavori prima ancora che l’appalto venisse aggiudicato alla Lvf.

“Sabella, che conosco da una vita, non mi fece mai alcuna richiesta. Nugara – aggiunge l’imprenditore – mi chiese solo se c’era la possibilità di fare lavorare alcuni amici ma gli risposi che non era possibile perché la mia era un’impresa familiare. Mi rivolsi a Filippo Cipolla perché aveva dei camion grandi che io non posseggo e perché aveva fatto questi montaggi per tanti anni. Fu una mia iniziativa, nessuno me lo impose né me lo chiese”. In questo stralcio dell’inchiesta “Montagna”, oltre allo stesso Sabella, ci sono altri cinque imputati: Domenico Lombardo, 25 anni, di Favara, Salvatore Montalbano, 25 anni, di Favara, Calogero Principato, 26 anni, di Agrigento, Giuseppe Scavetto, 49 anni, di Casteltermini e Antonio Scorsone, 53 anni di Favara.
 

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