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Giovedì, 11 Agosto 2022
Meeting Francescano

"Livatino sapeva di avere i giorni contati", la rivelazione del primo postulatore

Don Giuseppe Livatino, primo relatore del processo di beatificazione del magistrato, intervenendo al forum "Credenti e Credibili" ha svelato alcuni retroscena

"Il beato Rosario Livatino aggiornava costantemente la sua agenda: ha smesso di farlo nei primi giorni di settembre, perché forse sapeva che i suoi giorni erano contati". Lo ha detto oggi a Favara don Giuseppe Livatino, primo postulatore del processo di beatificazione del magistrato, intervenendo al forum "Credenti e Credibili", tra gli eventi del primo Meeting Francescano del Mediterraneo.

Il magistrato canicattinese, poi diventato beato, venne ucciso per mano mafiosa il 21 settembre 1990 ad Agrigento. "Rosario Livatino è la perfetta figura dell'illuminato nel senso cristiano del termine - spiega il sacerdote -, perché da giovanissimo si lascia innanzitutto illuminare dalla parola e dai sacramenti. Scrive un tema bellissimo a 16 anni in cui elogia la Sacra Scrittura dicendo che è uno scrigno dove l'uomo può trovare tesori per essere cristiano a tutti gli effetti".

Livatino, continua il postulatore, "decide di entrare in magistratura in un contesto che conosce benissimo perché fin da piccolissimo ha saputo cosa era la mafia a Canicattì e ad Agrigento e ha scelto di essere fedele allo Stato e al battesimo. Avrebbe potuto cambiare distretto giudiziario e sezione, come tanti altri, mettendo la testa nella sabbia quando ha capito che rischiava la vita, ma ha deciso di andare avanti fino alla fine. Ad inizio settembre inizia a non scrivere nulla sulla sua agenda dove annotava tutto, anche le cose meno rilevanti - continua il sacerdote - perché aveva capito che i suoi giorni erano contati".

"Livatino - prosegue - aveva un senso morale che trascendeva anche il semplice concetto di legalità: un senso di giustizia profonda. Don Giuseppe Livatino, inoltre, ha voluto ribadire l'impegno di Livatino come magistrato "produttivo". "Trova in un cassetto delle carte impolverate - ricostruisce -, erano le intercettazioni fatte in Canada che tracciavano i rapporti internazionali con le cosche mafiose locali e le porta a Falcone e Borsellino con cui avvia un'intensa collaborazione. Era un magistrato di grandi intuizioni e che ha precorso i tempi". (ADNKRONOS)

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