"Sesso in comunità la notte di Capodanno con sedicenne disabile", ultime battute al processo di appello

La parte civile chiede la condanna dell'imputato e il risarcimento dei danni, l'inchiesta ha accertato anche altri episodi

Il tribunale di Palermo

Sesso con una disabile di 16 anni la notte di Capodanno del 2013: la difesa di parte civile chiede la conferma della sentenza di primo grado per Angelo Saverini, 31 anni, operatore di una comunità di Licata, condannato a tre anni di reclusione, e il risarcimento dei danni. Il processo di appello è arrivato agli sgoccioli e il 5 novembre, dopo l'arringa difensiva dell'avvocato Francesco Lumia, che assiste l'imputato, sarà emessa la sentenza.

Il processo scaturisce dall’inchiesta sulla “comunità degli orrori” di Licata che ha già portato alla condanna del principale imputato, Carmelo Angelo Grillo, 51 anni. Lo stesso Saverini, in un primo momento, era finito a processo pure con l’accusa di favoreggiamento nei suoi confronti. L’imputazione scaturiva dalle dichiarazioni, fatte durante le indagini, con cui Saverini avrebbe fornito un falso alibi a Grillo per sviare gli inquirenti che stavano cercando di mettere a fuoco tutti gli aspetti dell’inchiesta. Il giudice dell’udienza preliminare Stefano Zammuto, nella sentenza di primo grado con cui condannava Grillo a 10 anni e 2 mesi di reclusione, aveva qualificato l’accusa in “false informazioni al pubblico ministero” disponendo la restituzione degli atti ai pm per incardinare un nuovo processo.

Nel frattempo la Procura ha messo a fuoco altri aspetti dei presunti abusi che sarebbero stati commessi nella comunità di Licata e lo ha mandato a processo per un’ipotesi di atti sessuali con minorenni che si sarebbe consumata “senza che i responsabili – hanno attaccato i pm durante la requisitoria – lo hanno mai denunciato, pur essendone a conoscenza come è stato provato dall’inchiesta”. Saverini avrebbe avuto, nella notte di Capodanno del 2013, quando sarebbe stato unico operatore in servizio nella comunità, dei rapporti sessuali con una disabile, ospite della struttura, di appena 16 anni. 

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Questa mattina ha illustrato la sua arringa il legale della comunità e della stessa vittima chiedendo la conferma della sentenza di primo grado e la condanna al risarcimento. 

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